Società

Siamo tutti figli di Crans-Montana

di Michela Marinaro

Capodanno in montagna con amici e famiglia, quale migliore occasione per stare bene, fare sport e godere di qualche piccola libertà in più!

Rispetto al periodo scolastico e agli orari delle grandi città dove genitori e figli corrono per rispettare impegni e sono sempre allerta per evitare luoghi e compagnie “pericolose” per i propri ragazzi le vacanze rappresentano, come da etimologia del termine, un periodo vuoto che consente a tutti un poco di leggerezza e di spensieratezza generale e generazionale.

Che siano località marine o montane questi luoghi portano con sé un’atmosfera magica. Ci si muove come in un’immensa bolla di sapone dove tutto si riflette e nulla di brutto sembra possa mai accadere.

Ritornando con la mente ai miei anni del liceo affiorano ricordi di feste con gli amici in taverne o baite di montagna cedute da genitori generosi per festeggiare insieme gli ultimi giorni dell’anno.

Nessuno era interessato al posto in sé, ma a quanto era importante essere lì a vivere il momento, tutti insieme.

I tempi sono cambiati, cambiate le modalità, cambiati i luoghi di ritrovo, perché gli spazi a disposizione dei ragazzi sono differenti, ma non sono cambiati i giovani che hanno sempre la stessa voglia di ritrovarsi per passare insieme momenti di festa. Gli adulti, i genitori sono pronti a favorire il loro stare insieme, il loro essere vicini fisicamente finalmente senza schermi che li connettono virtualmente.

La tragedia dei giovani che hanno trovato la morte nell’incendio del locale svizzero “ Le constellation” fa male al cuore, fa piangere tutte le famiglie del mondo perché i ragazzi deceduti o gravemente ustionati che lottano per sopravvivere sono figli di tutti noi, figli che avremmo voluto vedere crescere felici nelle loro esperienze.

Probabilmente la tragedia poteva essere evitata, ma nessuno deve giudicare questi ragazzi e questi genitori per infondere inesistenti sensi di colpa.

Le chiacchiere e l’odio lascino il posto al silenzio del lutto, alle lacrime del dolore, al potere della preghiera, al lavoro dei medici e all’affetto deve essere trasferito verso chi si è salvato.

Parole di taciturno amore per questi ragazzi e i loro cari che vivono e vivranno un dramma sconosciuto alla maggior parte di noi, speranzosi che la Giustizia faccia il suo corso, ma certi che nulla potrà ripagare il Bene Assoluto perso in questo immenso dramma.

Fonte foto: web