di Sylvie Freddi
2,8 miliardi di dollari è il costo dell’accordo tra l’amministrazione Trump e Israele, che dovrebbe prevedere il regalo di 40.000 bombe da 900 kg ognuna – tra le più potenti nell’arsenale americano – e 20.000 testate I-2000 progettate per penetrare strutture fortificate.
Ma che ci fa Israele con tutte queste potentissime bombe? Vorrà radere quello che rimane dei territori Palestinesi? Oppure il Libano, la Siria o altri stati ancora?
Le bombe da 900 kg sono state già ampiamente utilizzate da parte di Israele. Diversi rapporti hanno documentato l’impiego di questo tipo di munizioni sia a Gaza che in Libano, anche in aree densamente popolate.
L’elevato peso di queste bombe che Israele dovrebbe ricevere – in totale 36.000 tonnellate per 40.000- e la loro grande quantità consentono di distruggere edifici e strutture fortificate e di produrre effetti devastanti su un’area molto vasta intorno al punto d’impatto.
La bomba MK-84 è in grado di penetrare strutture in cemento e creare un grande cratere di circa 14 metri, distruggere ciò che si trova entro circa 7 metri e risultare letale per la maggior parte delle persone entro circa 31 metri; i frammenti possono però essere proiettati a distanze molto maggiori, fino a centinaia di metri, rendendo il suo utilizzo in aree civili particolarmente distruttivo.
Il finanziamento di queste terribili armi proviene da fondi dei contribuenti statunitensi. Gran parte dell’acquisto dovrebbe essere finanziata attraverso il programma statunitense Foreign Military Financing, attraverso il quale fondi statunitensi vengono messi a disposizione di Israele per acquistare armamenti, prevalentemente di produzione americana.
Alcuni deputati democratici si sono opposti a questo accordo sostenendo che l’amministrazione non abbia fornito garanzie sufficienti sul rispetto del diritto statunitense e internazionale e dei civili.
La responsabilità morale e politica dell’amministrazione Trump nel decidere di fornire a Israele armi capaci di provocare una distruzione così vasta è una questione gravissima. L’amministrazione continua ad approvvigionare il governo di Netanyahu con strumenti di morte, migliaia di bombe da quasi una tonnellata ciascuna, destinate a sterminare intere famiglie.
In questo momento storico, segnato da violenza impunita, bisognerebbe riflettere sulle responsabilità. Coloro che scelgono di produrre, finanziare e fornire armi non possono considerarsi estranei alle conseguenze del loro impiego. La loro responsabilità dovrebbe seguire ogni passaggio fino all’uso finale delle armi e alle conseguenze che esso comporta.
