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La dignità come atto politico: la risposta di Gustavo Petro a Donald Trump

di Luca Branda

Nel susseguirsi di proclami muscolari e minacce geopolitiche di Donald Trump, la risposta del presidente colombiano Gustavo Petro emerge come un atto politico di rara dignità istituzionale. Non uno scontro verbale, ma una presa di parola fondata su legalità, memoria e storia, capace di smontare la retorica imperiale con la forza dei fatti.

Di fronte alle accuse di narcotraffico, Petro richiama un principio elementare dello Stato di diritto: «Il potere giudiziario in Colombia non mi appartiene; è indipendente da me ed è in gran parte controllato dalla mia opposizione». E soprattutto si appella ai documenti ufficiali: «Negli archivi della giustizia colombiana, dopo mezzo secolo di rapporti con i più grandi cartelli della cocaina, i nomi non compaiono».

La sua replica va ben oltre la difesa personale. È un rifiuto netto dell’idea che l’America Latina possa essere trattata come un’area sotto tutela, da disciplinare con accuse infamanti o operazioni militari. Quando richiama il proprio passato politico, Petro lo fa senza abiure: «Appartenevo all’M-19, che firmò la prima pace nell’America Latina contemporanea». Una storia segnata da conflitti e sacrifici, ma anche da scelte di pace pagate a caro prezzo: «Abbiamo perso decine di migliaia di compagni nella lotta armata e popolare per la democrazia e non vi abbiamo chiesto invasioni».

Uno dei passaggi più forti riguarda la libertà di parola esercitata negli Stati Uniti, davanti alle Nazioni Unite, quando Petro ha denunciato il genocidio a Gaza: «Ho parlato contro il genocidio a Gaza, sotto la protezione della legge statunitense che garantisce la libertà di parola». È qui che emerge l’ipocrisia di chi proclama diritti universali ma colpisce chi li esercita quando diventano scomodi.

Petro evita l’antiamericanismo facile e distingue con lucidità tra popolo e potere, ma respinge ogni pretesa di dominio: «Noi latinoamericani siamo repubblicani e indipendenti, e molti di noi sono rivoluzionari». E ribalta la narrazione coloniale che accompagna da decenni il continente: «Non vedete narcotrafficanti dove ci sono solo autentici guerrieri per la Democrazia e la Libertà».

In un tempo in cui la forza sembra tornata a essere il linguaggio privilegiato delle grandi potenze, la risposta di Gustavo Petro dimostra che esiste un’altra forma di resistenza: quella fondata sulla verità storica, sulla legalità e sulla dignità dei popoli. Un messaggio che Trump può ignorare, ma che resta come un atto politico di alto profilo per tutta l’America Latina.