Cultura

Hayao Miyazaki, il poeta dell’animazione: 85 anni di sogni

di Pippo Gallelli

Ottantacinque anni e non sentirli. O meglio: sentirli tutti, come si sentono gli anelli di un grande albero antico, che raccontano il tempo non come decadenza ma come stratificazione di vita, memoria e visione. Hayao Miyazaki compie 85 anni e il mondo dell’animazione – e non solo – gli deve molto più di qualche capolavoro: gli deve un modo diverso di guardare il mondo.

In un’epoca dominata dalla velocità, dal digitale compulsivo e dall’intrattenimento usa-e-getta, Miyazaki ha continuato ostinatamente a disegnare a mano. Non per nostalgia, ma per coerenza etica. Ogni suo film è un atto di resistenza gentile contro l’appiattimento dell’immaginazione.

Miyazaki non ha mai considerato l’animazione un genere “per bambini”. Nausicaä della Valle del Vento, Il mio vicino Totoro, La principessa Mononoke, La città incantata, Il castello errante di Howl non sono favole edulcorate, ma racconti complessi, spesso inquieti, capaci di parlare dell’uomo, della guerra, del rapporto malato con la natura, della crescita e della perdita.

Nei suoi film non esistono veri cattivi. Esistono esseri umani fragili, contraddittori, travolti da forze più grandi di loro. È una lezione morale potente: il male non è mai semplice, e il bene non è mai innocente.

Figlio del Giappone ferito dalla guerra, Miyazaki ha fatto del pacifismo una colonna portante della sua poetica. Gli aerei che volano nei suoi film – splendidi, dettagliatissimi – non sono celebrazione della potenza militare, ma simboli ambigui: sogno di libertà e, allo stesso tempo, strumento di distruzione.

L’ecologia, molto prima che diventasse una parola di moda, è stata al centro del suo cinema. Mononoke e Nausicaä parlano di natura violata, di equilibri spezzati, di un progresso cieco che divora tutto. Ma Miyazaki non predica: racconta. E nel raccontare, commuove e inquieta.

Un altro tratto rivoluzionario della sua opera è lo sguardo sulle donne. Le protagoniste di Miyazaki non aspettano di essere salvate, non sono accessorie, non sono stereotipi. Chihiro, San, Sophie, Kiki crescono, sbagliano, si sporcano le mani. Sono vive. In un’industria che spesso riduce i personaggi femminili a funzioni narrative, Miyazaki ha offerto modelli di libertà silenziosa e autentica.

Miyazaki ha più volte annunciato il ritiro, salvo poi tornare. Non per vanità, ma per necessità creativa. Il ragazzo e l’airone è il testamento, forse, di un artista che non ha mai smesso di interrogarsi sul senso del creare, dell’invecchiare, del lasciare qualcosa dietro di sé.

A 85 anni, Hayao Miyazaki non è solo un regista: è una coscienza critica del nostro tempo. Un uomo che ci ricorda che la fantasia non è evasione, ma uno strumento per capire il reale. Che la lentezza può essere rivoluzionaria. Che la bellezza, se onesta, è sempre un atto politico.

Buon compleanno, maestro.
Continui a far volare i nostri sogni, anche quando il mondo sembra aver dimenticato come si fa.

Immagine realizzata con AI