di Giacchino Ferdinandi
Alcuni luoghi sembrano respirare insieme alla storia. Montecassino è certamente uno di questi: proprio su questo monte, nel 529, San Benedetto piantò un prezioso seme — la Regola — che sarebbe poi germogliato in tutta Europa, dando forma al monachesimo occidentale così come lo conosciamo.
Nel 2029 quel seme compirà 1500 anni. E Cassino ha deciso di non passare questo lunghissimo tempo in silenzio: la città si è candidata a Capitale Italiana della Cultura2029 con un progetto intitolato “1500 anni di luce”. Dietro c’è in primis l’Amministrazione Comunale, il sindaco Enzo Salera, l’abate Luca Fallica e l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale, che nello stesso anno spegnerà 50 candeline.
Il simbolo scelto per raccontare tutto questo è una V stilizzata, che richiama proprio il motto benedettino “succisa virescit”: distrutta, rinasce. Una brevissima espressione: sintesi perfetta di una terra che conosce bene il significato della rinascita — bombardata nel 1944, rasa quasi al suolo, e ricostruita pietra su pietra, come quel germoglio che trova nuova forza proprio dalla ferita.
E in questo cammino verso il 2029 è arrivato un segno che ha commosso tutti: il 20 luglio scorso Papa Leone XIV è salito a Montecassino in visita privata, senza preavviso. Si è fermato in preghiera sulla tomba di San Benedetto, affidandogli — ha reso noto il Vaticano — l’implorazione per la pace nelle regioni del mondo dilaniate dai conflitti. Come lui, prima, Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI: pellegrini diversi, custodi di uno stesso eterno messaggio.
Forse è proprio questo il regalo più grande che Montecassino può fare al mondo di oggi: ricordarci che anche dalle macerie può rinascere qualcosa di più forte. Succisa virescit.
