di Roberta Cricelli
Esiste una Calabria autentica la cui identità risuona nel movimento cadenzato del mare e nelle mani segnate dalla salsedine. In questo universo di storie e tradizioni si intrecciano la fatica quotidiana, il profondo orgoglio del lavoro e l’urgenza di preservare un patrimonio umano e culturale inestimabile. Per dare nuova centralità e dignità a queste voci, nasce un’opera intensa e corale: il documentario dedicato alle comunità costiere, pronto a svelarsi al pubblico il 20 ottobre, alle ore 18:00, nella suggestiva cornice del Valentianum di Vibo Valentia. Questo lavoro segna il momento culminante di “Thàlassa – Storie dal mare”, il festival promosso dal GALPA MARICAL e sostenuto dall’Avviso “Attività Culturali – Annualità 2025” nell’ambito delle risorse POC 2014/2020 – Az. 6.8.3. A guidare la visione dell’intero festival è stata la direzione artistica di Angelica Artemisia Pedatella — poliedrica regista, autrice, attrice, musicista e performer polistrumentista, da sempre impegnata nella ricerca storica, nella promozione della cultura d’origine e nella valorizzazione dell’identità del territorio. Sotto la sua guida, la rassegna ha scelto di esplorare il mare come luogo dell’anima, scrigno di memoria e culla di relazioni umane vitali.
A raccontare la genesi dell’opera — realizzata insieme a Lorenzo Cardamone, responsabile delle riprese — è l’autrice Silvana Esposito, che ha curato le interviste: «La scintilla che ci ha spinto a realizzare questo documentario è nata dall’incontro con il mondo della pesca durante il festival Thálassa, legato al GALPA Marical. Ci ha colpito il contrasto tra l’amore profondo dei pescatori per il mare, parte della loro identità, e le difficoltà sempre più grandi di vivere del proprio lavoro. Insieme a Lorenzo Cardamone, abbiamo sentito l’urgenza di ascoltare queste voci e raccontare una realtà spesso poco conosciuta ma ricca di storie, sacrifici e tradizioni. Il confronto con Angelica Artemisia Pedatella, direttrice artistica del festival, è stato fondamentale per definire la nostra visione e individuare il modo più autentico per raccontarla. Da qui è nato il desiderio di trasformare quell’ascolto in un documentario capace di custodire la memoria di una comunità e dare spazio a chi, nonostante le difficoltà, continua a vivere il mare».
Raccogliere le testimonianze sul campo ha richiesto del tempo per vincere la ritrosia di uomini segnati da anni di amarezze e da promesse mai mantenute. Esposito spiega così l’approccio con cui sono riusciti ad abbattere quel muro di diffidenza: «Credo che la chiave sia stata l’ascolto autentico, il rispetto e la capacità di avvicinarci ai pescatori senza pregiudizi e senza false promesse. La loro diffidenza nasce da anni di amarezza e sfiducia nelle istituzioni: si parla spesso delle loro difficoltà ma raramente seguono interventi concreti. Fondamentale è stato il contributo di Antonio Lombardo, Direttore dell’O.P. La Perla del Tirreno e amministratore del GALPA, da sempre vicino ai pescatori, con molti dei quali ha un rapporto di amicizia, anche grazie al profondo legame che suo padre aveva costruito con queste comunità. Prezioso anche il supporto di Fortunato Cozzupoli, Direttore del GALPA Marical, che ci ha messo in contatto con alcuni pescatori, inizialmente molto restii a raccontare le proprie difficoltà. Abbiamo cercato di far capire loro che eravamo lì per ascoltare e dare voce alla loro realtà, non per giudicare. La fiducia si conquista con la presenza e la sincerità. L’auspicio è che queste testimonianze non restino soltanto parole ma contribuiscano a generare risposte concrete, perché i pescatori non chiedono solo di essere ascoltati ma di essere finalmente sostenuti».
L’obiettivo della telecamera, guidato dal lavoro di ripresa di Lorenzo Cardamone, ha attraversato scenari dal fascino storico e simbolico come la vecchia tonnara di Bivona, Pizzo, Scilla e Vibo Valentia. Questi spazi diventano i protagonisti del racconto, come osserva l’autrice: «La scelta di girare in luoghi simbolo è stata fondamentale: questi spazi non sono semplici ambientazioni ma protagonisti del racconto, custodi di storia, identità e memoria collettiva. Nel documentario il paesaggio dialoga con immagini, suoni, persone ed esperienze, creando un legame tra passato e presente, tradizione e nuove espressioni artistiche. Raccontare il Festival attraverso questi luoghi significa valorizzare il territorio e mostrare come la cultura possa restituire nuova vita agli spazi della memoria. Il mare diventa così non solo un elemento geografico ma un orizzonte culturale e simbolico capace di unire comunità, storie e linguaggi artistici».
Dal punto di vista del linguaggio cinematografico si avverte la necessità di dar conto di come un certo patrimonio immateriale potrebbe ricadere nell’oblio.
Ragionando attorno alla cifra stilistica adottata, sottolinea ancora la regista: «Abbiamo raccontato la frattura generazionale attraverso immagini, silenzi e il rapporto tra i pescatori e il mare, dando spazio ai gesti, agli sguardi e ai racconti degli anziani, custodi di un sapere tramandato nel tempo. Dal punto di vista cinematografico, abbiamo messo a confronto il ritmo lento della pesca tradizionale con la velocità del presente, evidenziando il rischio che queste conoscenze vadano perdute. I silenzi esprimono l’interruzione della trasmissione tra generazioni e la scomparsa non solo di un mestiere ma di un’intera cultura e di un senso di comunità. Attraverso il cinema, abbiamo cercato di preservare questa memoria, trasformando un’esperienza individuale in un patrimonio condiviso».
La narrazione intreccia l’emozione dei singoli con l’analisi tecnica di chi conosce a fondo la materia, avvalendosi degli interventi di Fortunato Cozzupoli (direttore del GALPA MARICAL), Antonio Lombardo (direttore dell’O.P. La Perla del Tirreno e consigliere di amministrazione del GALPA) e dell’esperto del mare Antonio Montesanti. Come puntualizza Esposito: «Abbiamo cercato di bilanciare l’emozione delle testimonianze con la solidità delle informazioni. Le storie dei pescatori, con la loro rabbia e preoccupazione, rappresentano il cuore umano del documentario, mentre gli interventi degli esperti aiutano a comprenderne le cause e le possibili soluzioni. Attraverso un’alternanza attenta nel montaggio, abbiamo voluto mettere in dialogo queste due dimensioni, dando voce a chi vive la crisi ogni giorno e offrendo allo spettatore gli strumenti per comprenderne la complessità».
L’opera vuole farsi richiamo e stimolo per la politica e la collettività. «Vorremmo un impegno concreto delle istituzioni per ascoltare i pescatori e costruire insieme soluzioni sostenibili, con obiettivi e tempi chiari. L’obiettivo è trasformare la consapevolezza in azione, rendendo i pescatori protagonisti del futuro della pesca e della tutela del mare. Vorremmo che questo fosse concretamente l’inizio di un impegno concreto da parte di tutti, siamo tutti responsabili di ciò che perdiamo nel tempo, qui si tratta di perdere tradizioni, pezzi di storia»- ribadisce la documentarista.
Un’intenzione condivisa pienamente da Antonio Alvaro, presidente del GALPA MARICAL, il quale evidenzia come quest’opera coroni un percorso straordinario di cooperazione per l’ente e per la Regione Calabria: un’iniziativa pensata come l’apertura permanente di un nuovo cantiere di discussione, conoscenza e tutela del territorio.
L’evento al Valentianum segnerà l’avvio formale di una grande alleanza tra le comunità della costa, le istituzioni e il mondo della cultura. L’incontro, condotto e coordinato da Roberto Cosentino e da Angelica Artemisia Pedatella, unirà al valore visivo del film la forza della musica con l’esibizione del Coro delle Acque, nata nei laboratori del festival, offrendo ai cittadini e agli organismi del territorio l’opportunità di ascoltare, riflettere e costruire insieme nuove risposte. Un momento collettivo arricchito dagli interventi di Fortunato Cozzupoli, Antonio Alvaro e dai saluti istituzionali di Stefano Soriano, assessore alla Cultura del Comune di Vibo Valentia, riuniti per trasformare una richiesta d’aiuto in un progetto concreto di tutela e rinascita per chi vive del mare.
Si ringrazia l’ufficio stampa Gabriella Cantafio

