Politica

“Un’altra povera Manovra”

di Alessia Potecchi Dipartimento Economia e Finanze PD Nazionale

Dopo 4 anni il nostro paese è un paese più povero, che non cresce, che non investe, con una pressione fiscale a livelli altissimi che non è dovuta alla maggiore occupazione o alla lotta all’evasione come sostiene il Governo ma poiché sale l’inflazione, i salari nominali crescono per recuperare il potere d’acquisto, ma in un sistema a scaglioni progressivi come l’IRPEF questo incremento nominale fa slittare il contribuente in uno scaglione superiore, aumentando le tasse pagate a parità di ricchezza reale. Non siamo usciti dalla procedura di infrazione e il Governo su questo ci aveva contato molto e aveva basato e giustificato il rigore della sua politica economica e delle sue manovre, un debito pubblico in ulteriore aumento anche nel 2027, faremo peggio della Grecia. C’è poi un altro peso enorme in questo quadro la risalita dello spread tra BTP e Bund tornato sopra i 130 punti e poi sceso a 115 e l’inflazione.

Nel secondo trimestre dell’anno il potere di acquisto delle famiglie è diminuito dello 0,9% e questo va a cozzare con lo sbandierato sostegno al ceto medio, e ancora l’aumento del reddito disponibile è dello 0,4% a fronte dei consumi che crescono dell’1,7% e questo ha comportato che la propensione al risparmio degli italiani è scesa dell’1,2% perché le famiglie non ce la fanno e utilizzano i risparmi per fare la spesa. Ci sarà questo scostamento di Bilancio di 29 miliardi che va a produrre ulteriore debito e con esso la spesa per interessi per ripagare quel debito, l’anno scorso abbiamo pagato 87 miliardi quest’anno ne pagheremo 96 e il prossimo anno oltre 103. La spesa per interessi vale quanto spendiamo ogni anno per l’istruzione e le cose potrebbero andare ancora peggio con la crisi di Hormuz che continua o con una situazione negativa dei mercati che porterebbe all’impossibilità di ridurre il debito fino alla fine del prossimo anno.

Il Governo continua a chiedere all’Europa maggiore flessibilità, nuovi permessi su tutto pretendendo dall’Europa il nulla osta alle proprie richieste dettando regole e tempi a seconda delle esigenze del momento e se non ci riesce la colpa non è dei conti pubblici e della situazione economica che loro stessi hanno determinato ma dell’Europa stessa che dice di no. Di questi 29 miliardi dello scostamento 14 sono utilizzati come una raccolta disordinata di incentivi congiunturali e provvedimenti parziali, sganciati da una visione complessiva per il futuro dell’Italia, e poi c’è l’altra parte utilizzata sul versante armi e difesa, cifra consistente utilizzata singolarmente dagli stati e non in un contesto comune europeo per spingere verso una difesa comune. Ancora la spesa per le pensioni che lievita a causa dell’inflazione, Salvini insiste con quota 64 mentre Bruxelles ci chiede esplicitamente di incentivare il permanere al lavoro soprattutto al sud del paese. Si prospetta una nuova Manovra specchio, se non peggio, delle precedenti con mance elettorali e orientata al consenso di breve termine ma senza interventi strutturali ed efficaci per fare fronte alle esigenze del paese che sono tante e aumentano. 

 Il fisco : L’espansione dei regimi sostitutivi ha accentuato la disparità di trattamento tra le varie tipologie di reddito e allontanato ulteriormente il sistema dall’obiettivo dell’equità orizzontale. E infatti 25 milioni di italiani non versano nulla e il 19% paga il 65% dell’imposta, c’è dunque un grave problema di riequilibrio fiscale e di giustizia ma anche di lotta all’evasione e all’elusione. La delega non ha completato molti altri capitoli, la riforma dell’IVA, il superamento dell’IRAP, la riforma dell’IRES. I provvedimenti annunciati sul tema fiscale come l’aliquota del 33% fino a 60.000 euro di reddito non aiutano il ceto medio perché l’aumento sarà poi mangiato dal fiscal drag e sarà irrisorio esattamente come il precedente. 

Sanità : si prospetta una ulteriore riduzione degli investimenti rispetto al PIL. Nel 2026 si è attestato al 6,4% ed è destinato a scendere al 6,3% nel 2027, il nostro paese resterà ben lontano dal 7,1% della media europea. Le risorse messe sul discorso IRPEF e riduzione aliquote andrebbero impiegate qui, ricordo che la resa strutturale delle tre aliquote è costato 4 miliardi e 300 milioni con un beneficio di 14 euro a mese per i contribuenti interessati.

 Tema dei costi dell’energia :  che vessa famiglie e imprese, servono interventi strutturali in lunga prospettiva e non a spot e a puzzle, si può abbattere il costo dell’energia con lo sviluppo delle rinnovabili e gli investimenti sulle reti e sull’efficienza, occorrono interventi programmatici, occorre competenza. 

Restituire potere di acquisto ai salari con politiche adeguate, il salario minimo, il rafforzamento della contrattazione collettiva, Iniziative mirate per i giovani che hanno diritto di lavorare e restare nel loro paese e limitare i contratti a termine e gli abusi del lavoro intermittente per garantire continuità di reddito con le dovute tutele previdenziali. Il vero convitato di pietra è il nostro altissimo debito pubblico e noi rischiamo di andare a sbattere e di precipitare in una spirale da cui poi difficilmente riusciremo ad uscire e a farne le spese sono e saranno le persone e le famiglie che si trovano già in una situazione sociale di svantaggio e cui questo governo non ha minimamente guardato.