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Il re è nudo e la corte di Trump è allo sbando

di Sylvie Freddi

I numerosissimi file di Jeffrey Epstein dimostrano la potenza della rete di pedofilia messa in atto al fine di ricattare personaggi importanti. Frequentazioni, contatti, ombre, ancora nessun accusa formale contro Donald Trump, ma la narrazione della Casa Bianca si incrina.

Nei file spuntano nomi di politici, frequente quello del presidente Trump, e di ricchissimi imprenditori di diversi paesi. In questi vi è anche il nome dell’ex ministro israeliano Ehud Barak, il quale ha dichiarato che i suoi incontri con Epstein erano professionali e personali.

I file sono bombe che stanno mandando in frantumi tutto un sistema di alleanze e di favori perno di una politica trumpiana che ha avuto fino ad oggi enormi ripercussioni politiche, economiche e militari in tutto il pianeta.

Ma le polemiche non si fermano ai file. Le azioni aggressive e criminali di ICE, l’agenzia federale addetta al Controllo Immigrazione e Dogane degli Stati Uniti, svelano una gestione muscolare del potere con omicidi, deportazioni di massa e pratiche discriminatorie.

A peggiorare il quadro c’è il comportamento di Pam Bondi, procuratrice generale degli Stati Uniti, finita sotto accusa da membri del Congresso per aver gestito in modo ambiguo la comunicazione e la supervisione dei dossier Epstein. Inoltre Bondi è stata chiamata a difendere pubblicamente la scelta di assumere al Dipartimento di Giustizia un ex partecipante all’assalto del 6 gennaio 2021, un uomo ripreso in video mentre gridava Kill em! contro la polizia durante l’attacco al Campidoglio. Jared Wise, era stato precedentemente indagato per reati legati all’insurrezione e poi graziato da Trump stesso.

L’amministrazione trumpiana è alle strette. Il re è nudo e l’America si è alzata in piedi per chiedere giustizia.