di Luca Branda
«Il diritto allo studio deve essere garantito a tutti, in qualsiasi circostanza». È da questo principio che prende le mosse l’intervento di Giuseppe D’Aprile, segretario generale della Uil Scuola, in occasione della Giornata Mondiale dell’Educazione, che si celebra il 24 gennaio. Un richiamo netto, che rimette al centro il ruolo dell’istruzione pubblica come pilastro irrinunciabile di una società democratica.
Le parole di D’Aprile si inseriscono nel solco dell’Obiettivo 4 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, che impegna gli Stati a garantire un’istruzione di qualità, equa e inclusiva per tutte e tutti. Un obiettivo che, secondo il sindacato, non può essere raggiunto senza una scelta politica chiara: rafforzare la scuola statale e sottrarla alle logiche di mercato.
«La scuola è una responsabilità dello Stato», afferma D’Aprile. Un’affermazione che va ben oltre lo slogan e che chiama in causa il modello di società che si intende costruire. Laddove l’istruzione viene progressivamente privatizzata, infatti, «aumentano le disuguaglianze e si riducono le opportunità». Al contrario, la scuola statale resta l’unico strumento in grado di garantire pari diritti e pari accesso, indipendentemente dalle condizioni economiche e sociali delle famiglie.
Da qui la richiesta di investimenti strutturali nel sistema scolastico, svincolati da politiche di mero contenimento della spesa. Per la Uil Scuola, continuare a considerare l’istruzione come una voce sacrificabile nei bilanci pubblici significa aprire «una deriva pericolosa verso la privatizzazione», con conseguenze dirette sul diritto allo studio e sulla coesione sociale. «È una questione di priorità – sottolinea D’Aprile –: lo Stato deve pensare prima alle sue scuole».
La riflessione non riguarda solo le risorse economiche, ma anche la funzione profonda della scuola. È attraverso le conoscenze che si costruiscono le competenze, e sono le competenze a rendere possibile una società aperta, critica e pacifica. La scuola, in questo senso, non è soltanto un luogo di apprendimento, ma uno spazio di relazione, di confronto e di crescita civile. «Mettere in relazione le persone è compito di una scuola capace di creare legami di umanità e responsabilità», ricorda il segretario della Uil Scuola.
Rafforzare la scuola statale significa quindi anche valorizzare chi la fa funzionare ogni giorno: docenti, personale educativo e amministrativo, spesso costretti a operare in condizioni difficili e con riconoscimenti insufficienti. Un adeguato riconoscimento economico e sociale non è un privilegio, ma una condizione essenziale per garantire qualità, continuità e inclusione nel sistema educativo.
La Giornata Mondiale dell’Educazione, istituita dall’ONU e dall’UNESCO, nasce proprio per ribadire il ruolo centrale dell’istruzione nello sviluppo umano, nella riduzione delle disuguaglianze e nella costruzione della pace. Celebrarla significa rinnovare un impegno collettivo: difendere la scuola pubblica come bene comune, perché senza un’istruzione accessibile e di qualità non può esserci né uguaglianza né democrazia sostanziale.
