di Alessia Potecchi
La nuova proposta di DDL in materia di violenza sessuale contro le donne stravolge completamente quella che era la proposta iniziale, che aveva visto convergere i vertici di maggioranza e opposizione. La nuova riscrittura del testo va infatti a minare il valore intrinseco della proposta di partenza, che affermava una verità sacrosanta: senza un consenso chiaro ed esplicito si tratta di violenza, si tratta di stupro.
La proposta presentata alla Camera ricalcava e riprendeva il principio fondamentale della Convenzione di Istanbul, secondo cui solo “Sì” è “Sì” e il consenso deve essere espresso e inequivocabile; in assenza di esso, si configura sempre un abuso.
La riscrittura del provvedimento per mano della Lega ribalta invece nuovamente al cento per cento il peso sulla vittima. Sarà di nuovo la donna a dover dimostrare di non essere stata consenziente e, nei casi di denuncia, verrà sottoposta a tutte quelle domande che conosciamo fin troppo bene: cosa hai fatto per evitare l’atto sessuale? Come ti sei comportata? Hai resistito abbastanza? Come hai reagito? Un copione tristemente noto.
Tra la parola consenso e la parola dissenso esplicito esiste un abisso, sia formale sia sostanziale. Il consenso è il fulcro del principio secondo cui senza “Sì” è stupro. Eliminare questa parola significa arretrare ancora una volta sul terreno del patriarcato e del sessismo, tornando a una cultura del passato in cui spetta alla vittima dimostrare di essere stata violentata. Un approccio che, inevitabilmente, scoraggia le denunce da parte delle donne.
Si tratta di un enorme passo indietro anche rispetto a numerose sentenze della Corte di Cassazione e di un vero capovolgimento del concetto di tutela, che riporta alla colpevolizzazione della vittima.
Nella nuova proposta scompare la parola consenso, proprio la parola che aveva caratterizzato il testo iniziale e l’accordo politico raggiunto. Viene così meno il principio secondo cui dove non c’è consenso c’è violenza, principio fondamentale per la tutela delle donne. Al contrario, torna a gravare su di loro la responsabilità di opporsi all’atto e di dimostrare il proprio comportamento.
Non possiamo permetterci passi indietro su questo terreno. Le donne attendono risposte serie e concrete. Non si può ignorare che al centro debba esserci sempre la vittima e che la donna debba essere tutelata nel momento più delicato, quello della denuncia.
La verità sacrosanta resta una sola: solo “Sì” è “Sì”. Il consenso deve essere libero, esplicito e chiaro; in caso contrario è stupro. Questo principio deve rientrare nella proposta di legge così come concordato, perché da esso dipende la costruzione di una società che tuteli davvero le donne, fondata sul rispetto e sull’educazione, a partire – ovviamente – dagli uomini.
