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Senato, via libera definitivo alla riforma della giustizia: separazione delle carriere tra pm e giudici. Ora la parola al referendum

Con 112 voti favorevoli, 59 contrari e 9 astensioni, il Senato ha approvato in via definitiva la riforma costituzionale della giustizia che introduce la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti. Si chiude così il quarto e ultimo passaggio parlamentare previsto dalla Costituzione: in primavera la parola passerà ai cittadini, chiamati ad esprimersi con un referendum confermativo.

La premier Giorgia Meloni ha salutato l’approvazione come un “traguardo storico”, sostenendo che la riforma rappresenta “un passo verso un sistema più efficiente, equilibrato e vicino ai cittadini”. Esulta anche la vicepresidente del Senato Licia Ronzulli (FI), che parla del “sogno di Silvio Berlusconi finalmente realizzato”.

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha definito la riforma “in linea con le democrazie occidentali liberali”, ricordando che essa era prevista nel programma di governo e auspicando “un confronto costruttivo” con la magistratura nelle future leggi attuative.

Opposizioni sul piede di guerra

In Aula, i senatori di Pd, M5S e Avs hanno protestato mostrando cartelli con la scritta “No ai pieni poteri”. Dall’altra parte, la maggioranza di centrodestra ha accolto l’approvazione con un applauso.

Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha denunciato “un disegno di scardinamento della Costituzione” e ha accusato il governo di voler “tagliare le unghie alla magistratura” e “mettersi al di sopra della legge”. Anche la segretaria del Pd Elly Schlein ha parlato di una riforma volta a “concentrare il potere e indebolire i controlli di legalità”.

Il senatore Matteo Renzi (Italia Viva), pur dichiarandosi da sempre favorevole alla separazione delle carriere, ha definito il testo “una riformicchia”, annunciando l’astensione del suo gruppo. Azione si è invece divisa, con Carlo Calenda a favore e il senatore Marco Lombardo astenuto.

Momenti di tensione si sono registrati durante l’intervento del senatore Roberto Scarpinato (M5S), che ha criticato duramente la riforma suscitando le proteste di Forza Italia e l’intervento del presidente del Senato Ignazio La Russa per ristabilire l’ordine.

Cosa prevede la riforma

Il provvedimento ridisegna l’assetto della magistratura ordinaria, istituendo due Consigli superiori distinti — uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri — entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica. I componenti saranno selezionati per due terzi tra i magistrati e per un terzo tramite sorteggio da elenchi di professori universitari e avvocati esperti compilati dal Parlamento.

Viene inoltre creata un’Alta Corte disciplinare competente per le sanzioni ai magistrati, i cui membri saranno scelti in parte dal Quirinale e in parte mediante sorteggio. Le decisioni dell’Alta Corte potranno essere impugnate davanti alla stessa Corte, in diversa composizione.

Prossimi passi

Concluso l’iter parlamentare, la riforma approderà ora al referendum costituzionale confermativo, previsto nei prossimi mesi. La maggioranza punta a farne una battaglia identitaria, mentre le opposizioni annunciano una campagna contro il disegno “autoritaro” del governo.

Nel frattempo, il dibattito politico si accende anche sulla riforma della Corte dei Conti, che secondo l’Associazione nazionale magistrati rientrerebbe in un più ampio “tentativo di controllo politico della giustizia”.

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