di Giacchino Ferdinandi
Per decenni la Ciociaria ha guardato alle grandi infrastrutture come a qualcosa di fondamentalmente estraneo. La futura stazione dell’Alta Velocità potrebbe cambiare questa prospettiva: non una semplice fermata in più, ma l’occasione per ridisegnare il rapporto del territorio con Roma, Napoli e i principali snodi economici del Paese. Il progetto della stazione Frosinone AV-MedioLatium, individuata nell’area tra Ferentino e Supino, ha fatto nei mesi scorsi un passo avanti importante con la presentazione dello studio di fattibilità. La Regione Lazio ha scelto quest’area anche per la vicinanza al casello autostradale di Ferentino, un elemento che permetterebbe di migliorare i collegamenti con i principali nodi dell’Alta Velocità nazionale. Ferrovie dello Stato stima l’investimento complessivo in circa 125 milioni di euro. Il percorso amministrativo entrerà ora nel vivo, con la progettazione di fattibilità tecnico-economica. Per FS si tratta di un’infrastruttura strategica, capace di rafforzare accessibilità, competitività e collegamenti dell’intero territorio frusinate. Ma è proprio adesso, superata la fase degli annunci, che comincia la partita più delicata. Perché una stazione, da sola, non genera sviluppo automaticamente: a fare la differenza sarà ciò che il territorio saprà costruirle intorno. Il tema è emerso con chiarezza nei giorni scorsi. L’11 settembre, infatti, il Comune di Frosinone ha reso noto l’incontro tra il sindaco Riccardo Mastrangeli, ANCE e gli Ordini professionali di ingegneri, architetti e geometri. Al centro del confronto, la nuova stazione e, soprattutto, la necessità di preparare il territorio ad accoglierla. Il sindaco è stato netto: la stazione da sola non basta. Serve un sistema di opere, servizi e collegamenti costruito insieme — istituzioni, imprese, professionisti, banche, sindacati, università. Il Comune ha già avviato interlocuzioni con i sindaci di Ferentino, Morolo e Supino, nel tentativo di costruire una visione condivisa che superi i confini comunali. È un passaggio che sposta il ragionamento oltre la pura infrastruttura. La vera domanda non è se la Ciociaria avrà una stazione dell’Alta Velocità, ma come saprà crescere grazie ad essa.
Tra le priorità richiamate dal Comune, opere complementari e servizi adeguati — parcheggi, collegamenti — ma anche un possibile ruolo attivo dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, chiamata a mettere in campo competenze, ricerca e innovazione. È qui, probabilmente, la sfida vera. L’Alta Velocità renderà la Ciociaria più accessibile, ma sarà il territorio a dover trasformare quell’accessibilità in opportunità reale: collegamenti più competitivi per le imprese, rapporti rafforzati con altri atenei per l’università, città e borghi più raggiungibili per il turismo, mobilità ampliata per i cittadini. Il rischio, altrimenti, è avere una stazione pensata soprattutto per andare via. L’obiettivo dovrebbe essere l’opposto: far funzionare l’Alta Velocità anche nella direzione inversa, per attirare persone, investimenti, competenze, imprese. Per questo il progetto guarda oltre il capoluogo. Lo stesso Comune di Frosinone ha parlato di una ricaduta su un’area vasta, sottolineando quanto serva una strategia condivisa tra i territori coinvolti. La Ciociaria si trova, dunque, davanti a un’occasione che non riguarda solo i trasporti, ma la possibilità di ripensare mobilità, servizi, sviluppo economico, formazione e attrattività del territorio. Il progetto è ancora in fase di sviluppo, e proprio per questo la programmazione diventa il passaggio decisivo. Prima ancora che arrivino i treni, bisognerà capire come collegare la stazione al territorio — e come trasformare una nuova possibilità di mobilità in una reale opportunità di crescita.
L’Alta Velocità può accorciare le distanze. Ma a trasformare quella vicinanza in sviluppo, come è emerso anche dal confronto istituzionale di settembre, dovrà essere soprattutto la capacità della Ciociaria di fare squadra.
