di Michele Petrocelli
Per una volta, una parola capace di mettere d’accordo quasi tutti: sospensione. Soprattutto se la cosa sospesa è il bollo auto. La proposta di congelare, almeno temporaneamente, il pagamento della tassa automobilistica arriva con quella promessa che in politica funziona sempre benissimo: alleggerire il peso sulle tasche degli italiani. E, diciamolo, l’idea non dispiace a nessuno. Quando arriva una bolletta in meno, difficilmente qualcuno scende in piazza per protestare. Il problema è che, come spesso accade, dietro la parola “sospensione” si nasconde un piccolo dettaglio: i soldi da qualche parte dovranno pur arrivare. Perché il bollo è una tassa particolarmente curiosa. Si paga per possedere un’automobile, indipendentemente dal fatto che la si utilizzi, che passi più tempo in coda che in movimento o che trascorra metà dell’anno parcheggiata sotto casa. Una sorta di abbonamento annuale al privilegio di avere quattro ruote, anche quando quelle quattro ruote servono soprattutto per prendere multe per divieto di sosta. Ora arriva la proposta di sospenderlo. E improvvisamente l’automobilista italiano scopre di poter respirare. Ma solo con un occhio rivolto al calendario e l’altro alla calcolatrice: perché sospendere non significa necessariamente cancellare. Il rischio, infatti, è quello del grande classico nazionale: oggi non paghi, domani vediamo. E quel “domani” potrebbe trasformarsi in recuperi, compensazioni, aumenti o nuove formule creative per far rientrare dalla finestra ciò che abbiamo fatto uscire dalla porta. Naturalmente c’è anche un’altra domanda, meno simpatica ma inevitabile: chi finanzierà la sospensione? Regioni ed enti locali non vivono di applausi e buone intenzioni. Se vengono a mancare entrate, qualcuno dovrà coprire il buco. E nella pubblica amministrazione i buchi hanno una caratteristica straordinaria: prima o poi diventano problemi di tutti. Insomma, la sospensione del bollo potrebbe essere una boccata d’ossigeno per gli automobilisti. Ma sarebbe bello sapere se si tratta davvero di ossigeno o semplicemente di un prestito con restituzione incorporata. Perché in Italia c’è una regola non scritta che vale più di qualsiasi legge: quando una tassa sparisce, non bisogna mai festeggiare prima di aver controllato cosa è comparso al suo posto. Prima di esultare sarà opportuno verificare se, nella prossima legge finanziaria, nella frase successiva a quella di sospensione, compariranno paroline del tipo: “compensazione”. E così, mentre aspettiamo di capire se il bollo verrà davvero sospeso, abolito, rinviato o semplicemente messo in pausa, possiamo consolarci con una certezza: almeno per qualche giorno, parlare di “bollo auto” continuerà a costare meno che pagarlo.
Ah l’autunno!!! Tempo di inizio di campagne elettorali…
