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Archeologie Eclettiche, quando il passato diventa contemporaneo. Levini e Crivelli in un dialogo tra memoria, immagini e suono al Castello Orsini Colonna di Avezzano

Il tempo scorre ma resta sempre: si deposita sulle pietre, nelle architetture, nelle immagini, si nasconde nelle forme che abbiamo dimenticato di guardare e poi, improvvisamente, ritorna non solo come memoria, ma come qualcosa di vivo, qualcosa che ci riguarda ancora. A volte il tempo cambia forma diventa un’immagine, un suono, una materia che credevamo di conoscere e torna a interrogarci

È quello che accadrà dal 19 settembre al 25 ottobre 2026, quando il Castello Orsini Colonna di Avezzano ospiterà Archeologie Eclettiche, mostra-concerto che mette in dialogo il lavoro dell’artista Felice Levini, nato a Roma nel 1956 e quello del compositore Carlo Crivelli, romano, classe 1953. Un incontro tra arti visive e musica promosso dalla Fondazione No Man’s Land, con il patrocinio del Comune di Avezzano, il sostegno della Fondazione Carispaq e un testo critico di Massimo Belli.


È in quello spazio sospeso in cui ciò che è stato e ciò che siamo possono diventare improvvisamente la stessa cosa è proprio lì che prende forma Archeologie Eclettiche, non una mostra da guardare soltanto, non un concerto da ascoltare soltanto. Piuttosto, un luogo da attraversare, come se la storia fosse un display continuo, un luogo in cui l’antico raggiunge il presente senza mai davvero lasciarlo.
Levini e Crivelli arrivano da percorsi differenti, ma hanno entrambi una lunga esperienza nel dialogo tra linguaggi: nella musica di Crivelli l’immagine cinematografica ha avuto per decenni un ruolo centrale, mentre nell’opera di Levini il suono è entrato più volte come elemento fondante.

Da qui nasce una domanda semplice e vertiginosa: che cosa succede quando il passato smette di essere una cosa da conservare e torna a essere qualcosa da vivere? La risposta prende forma nelle sale del Castello.

La storia medievale dell’edificio diventa il punto di partenza per una rilettura contemporanea. Nel grande salone d’ingresso, oggi utilizzato come teatro, tre opere monumentali della serie Progettare il Caos di Levini accompagnano lo spazio con oltre trenta metri di figure disegnate a pennarello su carta. Una lunga sequenza visiva attraversa il Novecento e arriva fino ai nostri giorni, come se la storia dell’edificio potesse continuare oltre i suoi stessi muri.
Al piano nobile, invece, il viaggio si fa più fitto. Tele di grandi dimensioni, caratterizzate dal linguaggio puntinato di Levini; maschere di ceramica; i grandi teli appartenenti a L’Ottavo Giorno; disegni e sculture che sembrano affiorare dalle stanze come tracce di civiltà lontane.
Oggetti che hanno l’apparenza del reperto, ma che appartengono al presente.
E poi, nel cortile, c’è una freccia, una freccia gigantesca. È Dal Giorno alla Notte, arrivata quasi come un’apparizione davanti alle mura fortificate da Marcantonio Colonna nel XVI secolo. Una presenza che porta con sé qualcosa di mitologico e che sembra trasformare il Castello in un luogo sospeso, dove la storia smette di essere una data e diventa immaginario.
Levini costruisce così una sorta di atlante impossibile: immagini, oggetti, culture e tempi differenti entrano nella stessa stanza non per essere messi in ordine, ma per essere messi in relazione, perché la memoria non è mai ordinata, è fatta di sovrapposizioni, è fatta di cose che ritornano quando meno ce lo aspettiamo. Levini costruisce un vocabolario personale e insieme universale: un mondo nel quale immagini, culture, epoche e immaginari non stanno al loro posto, ma si incontrano, si contaminano, si trasformano. Crea un mondo nel quale niente rimane esattamente al proprio posto, le epoche si sovrappongono, le culture si incontrano, le immagini si contaminano e ciò che sembrava lontanissimo improvvisamente ci riguarda e torna a parlarci.

Poi arriva la musica, Non come semplice accompagnamento alle immagini, ma come un altro modo di abitare la mostra.
Le composizioni di Carlo Crivelli saranno diffuse nelle diverse sale attraverso postazioni audio, con l’inserimento di elementi di musica elettronica. Il suono dialogherà con le opere e con l’architettura, diventando parte stessa dell’esperienza espositiva, perché ascoltare è anche un altro modo di guardare.
E il 19 settembre alle 18.00, durante la serata inaugurale, quella relazione diventerà ancora più concreta quando la musica uscirà dalle registrazioni e diventerà presenza fisica. La serata inaugurale sarà infatti accompagnata da un concerto pensato per occupare lo spazio in maniera diversa da quella abituale. I musicisti non saranno separati dal pubblico da un palco, ma disposti in diversi punti dell’area espositiva e dell’auditorium. Un concerto da attraversare, più che semplicemente da ascoltare. Ci saranno Marco Crivelli alle percussioni, Pasquale Evangelista al pianoforte e il Trio Cardoso, formato da Massimo De Foglio, Alessandro Giancola e Guido Ottombrino alle chitarre. Il programma sarà dedicato alle composizioni originali di Carlo Crivelli e comprenderà anche musiche tratte da alcune delle sue più note colonne sonore, ripensate per l’occasione in relazione alle opere e agli ambienti del Castello. La stessa esperienza tornerà il 25 ottobre alle 17.00, durante il finissage, con una seconda performance musicale dal vivo.

È forse questo il gesto più interessante di Archeologie Eclettiche: non separare. Non separare ciò che è antico da ciò che è contemporaneo, l’occhio dall’orecchio, l’opera dal luogo che la contiene e nemmeno il passato dal presente.
Archeologie Eclettiche nasce proprio per questo: per ricordarci che il tempo è una materia che si stratifica, ritorna, si sovrappone dentro un castello che porta addosso secoli di storia, il passato non verrà semplicemente osservato ma prenderà la parola, avrà un’immagine, avrà un suono. E ci ricorderà che l’antico è quello che, nonostante tutto, continua a parlarci.
E il luogo non poteva essere più significativo: il Castello Orsini Colonna, con la sua storia tardo-medievale, non farà da semplice sfondo alle opere, ma sarà una delle voci del racconto. Perché mettere la contemporaneità dentro un edificio antico significa accendere una conversazione.

La mostra arriva in un momento in cui Avezzano sta investendo nuovamente nella propria dimensione culturale. Il polo museale cittadino, al piano nobile del Castello, è stato rinnovato e riaperto al pubblico nell’agosto 2025. La mostra-concerto diventa così un nuovo incontro fra il patrimonio storico della città e la ricerca contemporanea.

Il Comune considera Archeologie Eclettiche un progetto di particolare rilievo per la città e la Fondazione Carispaq ha scelto di finanziarlo integralmente con l’ambizione che possa diventare, negli anni, un appuntamento culturale annuale capace di oltrepassare i confini locali e di contribuire alla crescita culturale della Marsica. È una scommessa sulla possibilità che un luogo antico possa diventare ancora una volta contemporaneo, che una mostra possa non limitarsi a esporre delle opere, ma modificare temporaneamente il modo in cui guardiamo ciò che ci circonda, che la musica possa attraversare le stanze e ricordarci che anche i muri hanno una memoria.

Archeologie Eclettiche racconta qualcosa che va oltre questa mostra, racconta noi: di cose che abbiamo vissuto e di cose che abbiamo dimenticato, di immagini che ci appartengono senza sapere perché, di voci rimaste in una stanza, di epoche che pensavamo concluse e che invece continuano a riaffiorare.
Il 19 settembre, dentro il Castello Orsini Colonna, quelle stratificazioni prenderanno forma, nelle opere e nella musica e anche negli occhi di chi le attraverserà.

La conferenza e preview stampa sarà alle 11.00. L’inaugurazione alle 17.00. Alle 18.00, il concerto.
La mostra resterà aperta fino al 25 ottobre, da martedì a domenica, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00, con chiusura il lunedì. L’ingresso è gratuito. Durante il finissage sarà presentata anche una pubblicazione in italiano e inglese, edita da Zerynthia Associazione per l’Arte Contemporanea OdV, con il testo critico di Massimo Belli e le immagini della mostra.

Qualche volta basta una freccia caduta dal cielo, una figura tracciata su carta, una maschera, una chitarra, un pianoforte, un suono che attraversa una stanza perché tutto quello che credevamo lontano torni improvvisamente a sedersi accanto a noi.