Cultura

Julio Velasco, l’allenatore che ha regalato un mondo alla sua squadra. Ventotto libri per le sue 14 atlete.

Julio Velasco è da sempre un allenatore che cerca di capire chi c’è dentro un’atleta. La sua storia personale lo racconta: prima della pallavolo c’erano la filosofia, la politica, la semi-clandestinità. Infatti da giovane, in Argentina, Velasco studiava filosofia negli anni della dittatura militare (1976-1983), della repressione politica del dissenso e dei desaparecidos. Dopo molti lavori si dedicò alla pallavolo che finì per diventare il lavoro che gli avrebbe cambiato la vita. 
Quando guarda un’atleta Julio, non vede soltanto un corpo da allenare, vede una mente, una storia, una possibilità.
È per questo che, alla vigilia degli Europei, ha deciso di fare alle sue ragazze un regalo apparentemente lontano dal campo: due libri per ciascuna delle quattordici azzurre: ventotto libri, ventotto storie, ma soprattutto quattordici modi diversi di guardare il mondo.

Velasco infatti non ha preso quattordici copie dello stesso libro da mettere nello zaino delle sue giocatrici, ha fatto qualcosa di molto più difficile: ha scelto per ognuna i libri più adatti.
Ad Alessia Orro ha regalato La casa degli spiriti di Isabel Allende e Le braci di Sándor Márai, a Sarah Fahr L’amore ai tempi del colera di Gabriel García Márquez e La donna giusta, ancora Márai, a Miriam Sylla L’amica geniale di Elena Ferrante e Il libro della giungla di Rudyard Kipling, a Denise Meli Hemingway e Leonardo Padura, a Paola Egonu Le mille e una notte e l’autobiografia di Billie Holiday, La signora canta i blues.
E si potrebbe continuare così, attraversando Borges e Cortázar, Vargas Llosa e Jorge Amado, Ágota Kristóf e Ray Bradbury, Poe, Chandler, Aramburu, Yalom, Agassi.
Una piccola biblioteca portatile, che ha dentro il Sudamerica e l’Europa, la guerra e l’amore, l’amicizia e la solitudine, il desiderio, la paura, la memoria, lo sport. E soprattutto ha dentro una cosa che nello sport, qualche volta, dimentichiamo: le persone, perché un’atleta non è soltanto il ruolo che occupa.
Non è il numero di punti che mette a terra, la percentuale in ricezione, il muro che chiude una partita, è una persona che arriva in palestra portandosi dietro una storia che nessun tabellone può raccontare.
Velasco ha capito prima di molti altri che per allenare qualcuno devi prima riuscire a guardarlo, guardare chi è.

La scelta dei libri sembra raccontare proprio questo. Non sappiamo, naturalmente, quanto ogni accoppiamento sia autobiografico, quanto sia legato ai gusti personali delle ragazze o a un’intuizione di Velasco. Ma è difficile non leggere in questa lista una forma di attenzione. Non so se sia possibile scegliere due libri per una persona senza raccontare, almeno un po, anche il modo in cui la si guarda.
A Eleonora Fersino Fútbol di Osvaldo Soriano e Il lungo addio di Raymond Chandler: il pallone e il noir, il gioco e la solitudine, ad Anna Danesi Poe e Fahrenheit 451: il perturbante e la distopia, la paura e una società che brucia i libri, a Gaia Giovannini Ágota Kristóf e Borges: la frattura dell’identità e l’infinito, a Loveth Omoruyi L’amico ritrovato e Open di Andre Agassi: l’amicizia, la memoria, ma anche la fatica di diventare campioni.

Leggere significa entrare nella testa di qualcuno che non siamo noi, amare qualcuno che non conosciamo, avere paura insieme a una persona che vive in un altro secolo, vivere una guerra senza esserci stati, perdere un amore che non abbiamo mai avuto, guardare il mondo da una città che non abbiamo mai visitato. Essere, per qualche ora, qualcun altro.
Una squadra non nasce dal fatto che quattordici persone fanno la stessa cosa, nasce quando quattordici persone, diverse l’una dall’altra, imparano a stare insieme.

La lettura fa proprio questo: ci ricorda che il nostro modo di vedere le cose non è l’unico possibile. E Velasco questo sembra saperlo bene. Il suo segreto, ha raccontato più volte, è l’empatia: la capacità di comprendere l’altro e trovare il modo giusto per tirargli fuori il meglio. 

E allora penso che quei ventotto libri siano anche questo, un modo per dire alle sue ragazze: c’è un mondo fuori dalla palestra, c’è un mondo dentro di voi, andatelo a cercare.
Leggete, incontrate persone che non sarete mai, fatevi raccontare storie da chi è vissuto cento anni prima di voi, entrate in una guerra che non avete combattuto, innamoratevi di qualcuno che non esiste.
Perdetevi. Perché anche per vincere bisogna sapersi perdere, è una delle cose che Velasco ha insegnato allo sport italiano con maggiore ostinazione: la sconfitta non è il contrario della crescita ma ne è parte.

Le azzurre arrivano agli Europei da campionesse olimpiche e mondiali, dopo un’estate che le ha viste conquistare il bronzo nella VNL. Il 21 agosto a Göteborg inizieranno il cammino continentale contro la Croazia. 

Ma prima di una partita c’è sempre qualcosa che non appare sul tabellone. Velasco, regalando quei libri, ha semplicemente ricordato alle sue ragazze che prima di essere una squadra bisogna essere persone, e che forse il modo migliore per diventare campioni non è smettere di essere fragili, curiosi, diversi. È portarsi tutto questo in campo.

Il talento può farti vincere una partita, la tecnica può farti vincere un torneo, ma per costruire una squadra bisogna prima imparare a guardare dentro le persone, e qualche volta per farlo basta aprire un libro.