Cultura

Il collettivo BLITz torna con “Giudicatemi voi”: un’accusa senza sconti contro il conformismo

di Pippo Gallelli

È uscito il secondo singolo tratto da “Lascito Residuale”. Armando Grosso firma un testo che si trasforma in un atto d’accusa frontale contro il conformismo, sostenuto dal tessuto sonoro di Jacopo Liberti e Vincenzo Maria Campolongo.

Dopo il primo singolo, il collettivo BLITz torna con “Giudicatemi voi”, secondo estratto da “Lascito Residuale” (Poesie e Musiche ’20–’24). E se il disco, nel suo complesso, si muove tra inquietudine e intimità, questo brano sceglie la strada più scomoda: quella dell’accusa diretta, senza mediazioni.

Il testo di Armando Grosso si costruisce su un’anafora ossessiva — “Giudicatemi voi”, ripetuto come un rintocco — che ribalta lo schema classico del giudizio. Non è una difesa, ma un contrattacco: chi giudica viene a sua volta messo sotto accusa, smascherato nei suoi “sorrisi fasulli” e nelle sue “finte convenzioni”.

Il vertice del testo arriva nel rovesciamento finale, quando l’assoluzione concessa a chi giudica si trasforma in condanna: “beati voi, non siete colpevoli” suona come un’ironia amara, quasi una beatitudine evangelica piegata al sarcasmo. Chi non ha “provato la puzza del mondo” — recita il verso — non ha titolo per giudicare chi quella puzza l’ha attraversata.

È inevitabile, ascoltando “Giudicatemi voi”, pensare a Piero Ciampi: la stessa sfida frontale a una società di convenzioni e ipocrisie, la stessa rinuncia a ogni consolazione lirica, la stessa voce che non chiede permesso. Ciampi, però, cantava la propria disfatta insieme all’accusa — il vizio, la sconfitta, l’autolesionismo come contrappeso della denuncia. Grosso, in questo testo, resta quasi interamente sul crinale dell’atto d’accusa: la propria colpa — l’aver conosciuto il mondo nella sua parte più cruda — non è confessata come debolezza, ma rivendicata come merito. Un gesto che lo avvicina, per registro morale e mordente sarcastico, anche ad alcune delle pagine più raffinate di Rino Gaetano.

C’è anche un’eco, più lontana nel tempo ma non nello spirito, dell’“Avvelenata” di Francesco Guccini: la stessa logica del bersaglio rovesciato, lo stesso gesto di chi si toglie il sassolino dalla scarpa rispondendo per le rime a chi giudica dall’alto senza essersi mai sporcato le mani. Anche lì, come in “Giudicatemi voi”, l’accusa nasce da una rivendicazione: il diritto di chi ha vissuto a non farsi processare da chi si è limitato a osservare.

Sul piano musicale, Liberti e Campolongo non addolciscono il testo: lo sostengono con un tappeto sonoro che lascia respirare la parola e ne asseconda la tensione crescente, fino a un climax in cui, nella parte finale del brano, l’arrangiamento si fa più scarno, quasi a lasciare la voce sola davanti al proprio bersaglio.

“Giudicatemi voi” non cerca consenso. È un pezzo che divide, come deve fare chi ha davvero qualcosa da dire.

Il singolo è disponibile sulle principali piattaforme di streaming ed è tratto dall’album “Lascito Residuale” di BLITz.