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Andrey X un israeliano al fianco dei palestinesi

di Sylvie Freddi

La coscienza individuale può ancora rompere gli schieramenti?

E’ alto, esile, biondo, con gli occhiali. Cammina accanto a un pastore palestinese mentre il gregge attraversa le colline aride della Cisgiordania. Al posto di un’arma porta una telecamera, un telefono e un passaporto israeliano. In quei luoghi, dove la presenza di un testimone può cambiare il corso degli eventi, quel documento vale spesso più di qualsiasi giubbotto antiproiettile.

Lui è Andrey Ilyich Khrzhanovskiy, conosciuto sui social come Andrey X. È una delle figure più insolite emerse dal conflitto israelo-palestinese: un giornalista russo, diventato cittadino israeliano, che ha scelto di documentare la vita delle comunità palestinesi più vulnerabili della Cisgiordania.

Nato nel 1998 a San Pietroburgo in una famiglia dell’intellighenzia russa, studia antropologia a Londra e collabora con testate indipendenti come Meduza, Novaya Gazeta e DOXA. Quando la Russia invade l’Ucraina, si trova in Israele per visitare i nonni. Decide di non tornare. Grazie alle sue origini ebraiche ottiene la cittadinanza israeliana, ma proprio quel privilegio gli cambia lo sguardo.

Lavorando in un caffè palestinese di Giaffa ascolta storie di famiglie separate, espulsioni e diritti negati. Si rende conto di aver ricevuto in pochi mesi un passaporto che molti palestinesi, pur essendo nati su quella stessa terra, non possono ottenere. Da quel momento inizia ad affiancare i volontari israeliani della Protective Presence, accompagnando pastori e contadini nelle aree più esposte alle violenze.

La sua destinazione diventa soprattutto Masafer Yatta, a sud di Hebron. Qui vive per settimane nelle case palestinesi, segue i pastori durante il pascolo e gli agricoltori nella raccolta delle olive.

Il suo lavoro è semplice solo in apparenza: filma, registra, pubblica. Quando arrivano i coloni, la telecamera è già accesa. Quando interviene l’esercito, continua a documentare. I suoi video, diffusi su TikTok, Instagram e X, mostrano aggressioni, uliveti devastati, greggi confiscati e demolizioni che raramente trovano spazio nei grandi media.

La sua presenza ha spesso un effetto concreto. Una telecamera può scoraggiare un’aggressione. Un video può diventare una prova. Un cittadino israeliano che testimonia ciò che accade rende più difficile ignorarlo.

Il prezzo è alto. Nel 2024 viene ferito durante un’aggressione di coloni mentre documenta un’incursione nei pressi della sorgente di Auja. Nello stesso anno viene fermato più volte e arrestato dopo aver applicato un adesivo con la scritta “Free Palestine” su un memoriale a Sderot, un episodio che riaccende il dibattito sulla libertà di espressione in Israele.

Eppure continua.

La sua storia racchiude un paradosso del nostro tempo. Un russo fugge dall’autoritarismo di Putin, trova rifugio nello Stato d’Israele e sceglie di usare il privilegio della cittadinanza per stare accanto ai palestinesi. A volte si ritrova di fronte coloni che parlano la sua stessa lingua madre, il russo, o provengono dalla stessa storia migratoria. Persone con un passato simile, ma oggi divise da visioni opposte di giustizia, diritto e appartenenza.

Andrey X non cambierà da solo il corso della storia. Ma ogni volta che attraversa una collina con una telecamera accesa e un passaporto israeliano in tasca ricorda una verità che le guerre cercano sempre di cancellare: l’identità nazionale non può essere l’unico criterio con cui scegliere da che parte stare quando sono in gioco la sicurezza dei civili, i diritti umani e la dignità delle persone.

In un’epoca in cui il conflitto sembra imporre di scegliere una bandiera, Andrey ha scelto di osservare, capire e raccontare. Lo fa ogni giorno, pur sapendo che testimoniare ciò che vede può costargli la libertà o persino la vita.