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Israele e il controllo del Mediterraneo

di Sylvie Freddi

Il Mediterraneo è tornato a essere uno dei principali crocevia della competizione geopolitica globale. Un mare che collega tre continenti e attraverso il quale transitano rotte energetiche, commerciali e militari decisive per gli equilibri internazionali.

Le risorse energetiche offshore, dai giacimenti israeliani a quelli contesi tra Libano, Gaza, Egitto, Turchia e Israele costituiscono una posta in gioco enorme. Il controllo delle infrastrutture energetiche e delle rotte di esportazione potrebbe ridefinire gli equilibri economici e politici dell’intera regione.

Da decenni gli Stati Uniti esercitano una forte influenza nell’area attraverso la rete di basi e infrastrutture NATO distribuite nei paesi che si affacciano sul mare e nelle principali isole. Basi NATO si trovano in Sicilia, Sardegna, Creta e Cipro. Malta ospita una delle più importanti rappresentanze diplomatiche statunitensi nel Mediterraneo.

Oggi accanto alla presenza USA emerge con crescente evidenza Israele che punta a rafforzare la sua presenza economica, energetica, tecnologica e militare ben oltre i propri confini. La sua strategia politica aggressiva tende a colonizzare direttamente i luoghi strategici di questo bel mare.

Così il governo israeliano ha inserito Cipro e Creta nel progetto EastMed, concepito per collegare i giacimenti di gas offshore del Mediterraneo orientale (compresi quelli di fronte alla striscia di Gaza) ai mercati europei. Cipro ha subito una colonizzazione israeliana con l’acquisto di aree sempre meno accessibili ai residenti ciprioti, e Creta è divenuta uno dei principali poli di addestramento per l’aviazione militare israeliana. L’asse Israele-Grecia-Cipro rappresenta oggi uno dei pilastri della nuova architettura geopolitica del Mediterraneo orientale.

Nel frattempo, le fortunate proteste dei cittadini albanesi contro il progetto del cosiddetto “resort di lusso” nell’area protetta di Pishë Poro–Nartë, a Zvërnec, nel comune di Valona, hanno acceso i riflettori sulla sempre più evidente influenza israeliana in Albania e in Italia. La posizione strategica di Zvërnec sullo stretto di Otranto la rende infatti un tassello di rilevante interesse geopolitico nelle strategie di proiezione e controllo del Mediterraneo da parte di Israele.

L’Albania, da anni strettamente legata agli Stati Uniti, ha sviluppato rapporti sempre più solidi con Israele nei campi della sicurezza, dell’intelligence e della tecnologia. Tirana è inoltre sede del principale insediamento del Mujahedin-e Khalq (MeK), movimento terroristico elogiato con frequenza dalle nostre istituzioni che con il Mossad ha assassinato scienziati, personalità politiche e militari iraniane.

Sul versante italiano del Mediterraneo, il governo Meloni ha ratificato accordi con Israele in diversi settori, dall’energia alla tecnologia fino alla cybersicurezza permettendo così una crescente penetrazione di interessi strategici esterni nei nostri settori sensibili.

Anche in Italia, accanto agli accordi politici ed economici, si registra una crescente presenza israeliana sul territorio, in particolare in Puglia, con importanti acquisizioni immobiliari. Al tempo stesso, la Sardegna e le Marche vengono impiegate come luoghi di soggiorno e recupero per soldati israeliani.

Israele sta cercando di consolidare una sfera di influenza che va ben oltre i propri confini nazionali, sfruttando la leva energetica, le alleanze militari, la cooperazione tecnologica e la convergenza di interessi con diversi governi dell’area.

Ma fino a che punto gli altri attori regionali, dalla Turchia all’Italia, dall’Algeria all’Egitto, saranno disposti ad accettare questo nuovo equilibrio?

Foto di Yuval Khodnev su Unsplash