Società

“La scuola è il luogo più importante del mondo”: il congresso UIL Scuola rende omaggio a Nuccio Ordine

di Pippo Gallelli

C’è qualcosa di insolito e straordinario, al Palacongressi di Riccione, nell’ultima mattina del XV Congresso nazionale della UIL Scuola. Tra ordini del giorno, votazioni e la riconferma all’unanimità del segretario generale Giuseppe D’Aprile, i lavori si aprono con un gesto che non appartiene al vocabolario sindacale consueto: una targa, un video, un lungo applauso. E una sedia vuota, metaforicamente, al centro della scena.
La sedia è quella di Nuccio Ordine. Filosofo, filologo, professore universitario, calabrese di Diamante cresciuto tra Giordano Bruno e la letteratura del Rinascimento, scomparso nel 2023 lasciando un vuoto che il mondo accademico e culturale ha faticato, e ancora fatica, a colmare. La UIL Scuola lo aveva invitato al proprio congresso precedente, nel settembre del 2022 a Roma.

Salì sul palco e tenne una di quelle lezioni che non assomigliano a discorsi: era una presa di posizione, quasi un atto d’accusa rivolto con dolcezza al sistema.
“Le scuole non sono imprese”, disse. Quattro parole che diventarono il titolo di quella giornata congressuale e che oggi, a distanza di anni, suonano come un testamento.

A ritirare la targa commemorativa è Maria Ordine, sorella del professore. A consegnargliela è il segretario generale della UIL Scuola, Giuseppe D’Aprile. Maria sale sul palco con la compostezza di chi porta un peso e un onore insieme. La platea — oltre 800 delegati, quadri sindacali, rappresentanti istituzionali, delegazioni straniere — si alza. L’applauso dura più del previsto. Non è il tipo di applauso che si concede per educazione: è quello che nasce quando una sala riconosce collettivamente qualcosa di vero.

Il ricordo si articola in più momenti. Viene proiettato un video della visita di Ordine a una scuola amazzonica. Immagini lontane geograficamente, ma vicinissime al cuore del suo pensiero: l’idea che l’educazione non conosca confini, che insegnare sia un atto universale e urgente ovunque ci siano esseri umani che crescono. Viene resa pubblica, per la prima volta nella sua interezza, la trascrizione del suo intervento al congresso del 2022, un documento che d’ora in poi potrà circolare, essere letto, studiato, citato.
E poi c’è il premio a una studentessa dell’Accademia di Belle Arti di Urbino, autrice di un’opera visiva ispirata a un pensiero di Ordine. Un segno che le idee, quando sono vere, non si archiviano: si trasformano, cambiano forma, trovano nuove mani.

Nuccio Ordine, ma è superfluo ricordarlo, era uno di quegli intellettuali rari che riescono a essere rigorosi e popolari insieme, capaci di parlare a un pubblico vastissimo senza mai scendere a compromessi con la banalità. Il suo libro più tradotto, L’utilità dell’inutile, è diventato un piccolo manifesto globale in difesa delle discipline umanistiche, della letteratura, della filosofia, dell’arte: tutte quelle cose che il mercato non sa come prezzare e che proprio per questo, sosteneva Ordine, sono indispensabili alla vita umana.
Insegnava letteratura italiana all’Università della Calabria. Aveva cattedre e riconoscimenti in mezza Europa. Ma tornava sempre, con ostinazione quasi militante, alla scuola: quella dell’obbligo, quella dei ragazzi difficili, quella dei professori sottopagati e sovraccarichi di carte. La considerava il luogo dove si decide, ogni giorno e in silenzio, il destino civile di un paese.

“Insegnare significa prima di tutto aprire la mente e il cuore degli studenti, accompagnarli nella scoperta di sé e del mondo. È una responsabilità che va oltre il salario, perché non c’è vita senza trasmettere sapere e curiosità.” Così aveva detto, dal palco del congresso romano, con quella voce ferma e un po’ rauca che chi lo ha ascoltato dal vivo non dimentica facilmente.
Parole che la UIL Scuola ha dichiarato di aver fatto proprie, e che in parte si rispecchiano nelle priorità rivendicate in questo congresso di Riccione: più risorse per l’istruzione, meno burocrazia per i docenti, contratti dignitosi, una scuola che non si riduca a test e piattaforme digitali.
È ovviamente lecito chiedersi quanto di quella visione altissima riesca davvero a tradursi in azione sindacale quotidiana, tra vertenze contrattuali e tavoli ministeriali. Ma forse non è questa la domanda giusta da porsi il giorno in cui una platea di lavoratori della scuola si alza in piedi per un filosofo, un uomo che credeva, con la stessa tenacia con cui si crede alle cose che non si possono dimostrare ma solo vivere, che la scuola fosse il luogo più importante del mondo.
Forse aveva ragione. Forse basta già averlo ricordato.

Fonte Foto: UIL Scuola