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UIL Scuola Lombardia: «Una sede su sei oltre il 30% di alunni stranieri, servono più risorse e personale»

di Luca Branda

Un dato su tutti fotografa la questione: in Lombardia, 1.327 scuole su 7.729 – il 17,2% del totale – registrano una percentuale di alunni con cittadinanza non italiana superiore al 30%, quasi il doppio della media nazionale, ferma all’8,9%. È quanto emerge da un’elaborazione di UIL Scuola Lombardia sui dati del Ministero dell’Istruzione relativi all’anno scolastico 2024/25, diffusa all’indomani dell’approvazione da parte del Consiglio dei ministri del nuovo Decreto Scuola.

Un fenomeno che, secondo il sindacato, non riguarda singoli istituti isolati ma interi territori. A guidare la classifica provinciale è Mantova, dove il 30,9% delle sedi supera la soglia, seguita da Lodi (24,8%), Cremona (24,1%), Pavia (23,3%) e Milano (22,3%). Ancora più marcata la situazione in alcuni comuni: tra quelli con almeno dieci sedi scolastiche, Corsico tocca il 72,2%, Romano di Lombardia il 64,3% e Pioltello il 63,2%.

Il decreto introduce un tetto del 30%, applicabile alle classi prime a partire dall’anno scolastico 2027/28, insieme a nuovi criteri legati al percorso scolastico degli studenti. Ma per Francesco Guadagno, segretario regionale UIL Scuola Lombardia, la misura rischia di scontrarsi con la realtà dei territori più coinvolti: «Se anche le scuole vicine vivono la stessa situazione, dove dovremmo spostare gli studenti?».

Guadagno mette in guardia contro il rischio di limitarsi a “spostare il problema da una scuola all’altra” senza mettere gli istituti nelle condizioni di gestirlo, e chiede regole chiare su come verranno valutate le competenze linguistiche di studenti e famiglie. Preoccupa inoltre l’impatto pratico sulle famiglie con più figli iscritti in scuole diverse, che potrebbero trovarsi ad affrontare tragitti più lunghi, costi di trasporto e difficoltà organizzative in caso di assegnazioni lontane dalla scuola di prossimità.

Il sindacato punta il dito anche sulla riduzione dei docenti specializzati nell’insegnamento dell’italiano come seconda lingua (classe di concorso A-23): dai 937 posti autorizzati nel 2025/26 si scende a 762 per il 2026/27, con un taglio di 175 cattedre a livello nazionale. In Lombardia la contrazione porta i posti da 182 a 154, 28 in meno. Una scelta che UIL Scuola giudica in controtendenza rispetto alle esigenze reali: se la conoscenza dell’italiano è considerata decisiva per l’integrazione, sostiene Guadagno, servirebbe investire proprio su questa figura professionale, non ridurla.

La posizione lombarda si inserisce in quella del segretario generale UIL Scuola Giuseppe D’Aprile, che ha chiesto più insegnanti di italiano per gli studenti stranieri ribadendo che «sulla scuola si investe, sulla scuola non si fa cassa». Tra le richieste del sindacato: classi meno numerose, organici stabili, mediatori linguistico-culturali e percorsi strutturati di italiano L2.

«Questi numeri non devono servire a costruire classifiche delle scuole o a mettere un’etichetta su determinati territori», conclude Guadagno. «Devono dirci dove è necessario investire di più». UIL Scuola Lombardia annuncia che valuterà nel dettaglio le nuove disposizioni non appena sarà pubblicato il testo definitivo del decreto in Gazzetta Ufficiale.