Cultura

Banksy: serviva davvero sapere il suo vero nome?

di Pippo Gallelli

Reuters sostiene di aver scoperto l’identità di Banksy. Il nome sarebbe Robin Gunningham, nato a Bristol nel 1973, oggi noto come David Jones — e non è da escludere che quel cognome scelto sia un omaggio a David Bowie, che all’anagrafe si chiamava proprio così. Trent’anni di anonimato, condensati in un nome, un anno di nascita, una città.

Detto. E adesso?

La reazione più diffusa non è stata la soddisfazione del mistero risolto. È stato un fastidio sordo. Quasi un senso di perdita.

Perché Banksy senza nome vale cento volte Banksy con un cognome anagrafico. La bambina col palloncino non ci parla di Robin Gunningham. Ci parla di noi. Delle cose che lasciamo andare, delle speranze che galleggiano oltre la nostra portata. L’autore è irrilevante. L’immagine è tutto.

L’anonimato non era una furbizia commerciale. Era il messaggio stesso.

Pensateci: quanti street artist conoscete per nome? Probabilmente qualcuno. Ma nessuno ha costruito la propria identità sull’assenza di identità con la stessa coerenza radicale. Banksy non si è nascosto per paura. Si è nascosto per convinzione. Il muro parla. L’artista tace. Ed è esattamente in quel silenzio che risiede la forza dell’opera.

C’è poi una verità più larga, che va ben oltre l’arte di strada. Svelare tutto — sapere tutto, nominare tutto — non è mai così appagante come immaginiamo. Il mistero nutre. È lo spazio bianco tra le parole che dà senso alla frase. La pausa in una canzone che rende nota la melodia. Conoscere il nome di Banksy non aggiunge nulla alla potenza di un suo murales. Certe cose funzionano proprio perché non le afferri del tutto.

Vale per l’arte. Vale per le persone. Vale per quasi tutto ciò che conta davvero.

E allora forse la vera opera più geniale di Banksy è questa: aver resistito per decenni alla nostra ossessione di mettere un volto su tutto. Di tradurre ogni enigma in una voce Wikipedia. Di chiudere ogni domanda aperta con una risposta soddisfacente.

Peccato che stavolta qualcuno non abbia saputo resistere.

Estratto dal mio intervento per il programma web radio Toni & Motivi