di Gianmaria Radice, Consigliere Comunale Città di Milano
Questa riforma costituzionale è il pezzo fondamentale e conclusivo di un percorso lunghissimo iniziato nel 1989 con la legge Vassalli che portò allo smantellamento del processo inquisitorio e alla sostituzione del Codice Rocco in vigore dal fascismo.
Il processo accusatorio, figlio di quella riforma, solo dopo il Sì potrà dirsi effettivo.
In ogni caso, se il 24 marzo il Sì vincerà approveremo la separazione delle carriere e saremo allineati a gran parte dell’Europa e a tutte le democrazie del mondo.
La sinistra parla della separazione dal 1997 fin dai tempi della Bicamerale. La invocarono perciò a seguire D’Alema, Prodi, Rutelli, Violante, Martina, Renzi, Orlando, Serracchiani e Letta. Richiesta per finire nel programma elettorale del PD del 2022 insieme alla istituzione di una Alta Corte Disciplinare. La sinistra pare aver cambiato idea. Io e molti altri non lo abbiamo fatto. La separazione delle carriere è fondamentale per l’articolo 111 della Costituzione, quello del giusto processo che riconosce al giudice un ruolo imparziale ma soprattutto terzo.
La terzietà sarà reale solo se le carriere dei magistrati saranno separate fra requirente e giudicante. Diversi concorsi, diverse carriere, impossibilità di trasferirsi da una carriera all’altra, ma soprattutto lo sdoppiamento del CSM. Il CSM non si è mai autoriformato, ha mantenuto nei fatti la sua natura del 1947 anche se nel frattempo molte riforme erano entrate in vigore, cambiando il processo penale e inserendo il giusto processo. Una natura dove giudici e PM insieme hanno deciso delle loro carriere e delle sorti della giustizia italiana nei singoli Tribunali e Procure. Questo fa il CSM, valuta i magistrati (86,5% di massime valutazioni), decide trasferimenti e promozioni e sanzioni disciplinari. Un lavoro difficile vista l’altissimo livello delle valutazioni. Nel tempo si è sostituita la valutazione con l’appartenenza. Le correnti suddivise per parti politiche operano come emanazione della Associazione Nazionale Magistrati, associazione privata e sindacato dei togati. L’appartenenza o la contiguità alle singole correnti è pervasiva in ogni aspetto della vita del CSM. Il caso Palamara racconta tutto questo. 700 magistrati si rivolgevano a Palamara per le loro carriere, comportandosi o meno come il potente Presidente dell’ANM (lo racconta lui) chiedeva. I rapporti fra l’ANM, le sue correnti e i partiti erano continui e intensi. Questo è stato fonte di una inchiesta interna della Commissione Disciplinare del CSM. Risultato? Cinque colpevoli (incluso Palamara) e 700 assolti perché se chiedevano appoggio e una spinta lo facevano senza parlar male dei loro colleghi. Una bella autoassoluzione. Questa riforma costituzionale perfettamente coperta dall’articolo 104 che garantisce autonomia e indipendenza della magistratura che oggi porterebbe anche i PM ad essere incardinati in Costituzione con il CSM per l’ordine requirente, introdurrà anche una nuova Alta corte di Giustizia separata dai CSM. Il sorteggio integrale dei togati già presente in Costituzione è solo la conseguenza della incapacità del CSM di autoriformarsi diventando una sorta di parlamentino dove i pochi magistrati indipendenti sono schiacciati dai giochi correntizi. C’è un però, il CSM non è un parlamento che legifera e dove i partiti si confrontano, è un organo di autogoverno di Alta Amministrazione. Perciò se un magistrato può decidere su un ergastolo perché non può decidere per una promozione e/o un trasferimento.
Io sono un progressista, riformista e garantista e voterò Sì sul merito e non sul contesto. Censuro il modo ottuso in cui si è arrivati al testo di riforma senza mai interloquire con le opposizioni in parlamento. Una riforma che poteva essere condivisa e migliore. Resto però di sinistra e coerentemente ancorato alla necessità di creare due carriere distinte, due case e due mondi fra giudici e PM. Rifiuto la logica del referendum pro o contro il governo.
Deciderà il cittadino direttamente in una forma di democrazia diretta altissima.
I Costituenti vanno ringraziati per averci dato questa possibilità con l’articolo 138 della Carta Costituzionale. Questa occasione non va sprecata. Decideranno se confermare o meno la riforma. La nostra tanto amata ed invocata Costituzione questo chiede ai cittadini.
Perché i governi passano, le riforme restano.
