Politica

Un “No” nel nome dei padri costituenti

Di Michele Petrocelli

Nel dibattito che accompagna il prossimo referendum sulla giustizia, le ragioni del “No” si articolano attorno a una preoccupazione comune: il timore che interventi parziali e semplificati possano incidere su un sistema complesso senza risolverne davvero le criticità strutturali. Chi si oppone ai quesiti referendari non nega la necessità di riforme, ma mette in guardia contro soluzioni che rischiano di alterare equilibri delicati, come l’indipendenza della magistratura o la coerenza del sistema giudiziario, senza garantire maggiore efficienza o equità. Uno dei maggiori sostenitori delle ragioni del “NO” è, in questa campagna elettorale spesso caratterizzata da argomenti tutt’altro che inerenti alle tematiche referendarie, l’avvocato siciliano Stefano Antonio Scaduto, presidente del Comitato Nazionale per il NO, A. De Gasperi – A. Moro. Con lui abbiamo esplorato le motivazioni per invitare a votare “No”, tra dubbi sull’efficacia concreta delle misure proposte, timori di effetti collaterali indesiderati e la convinzione che una riforma organica – piuttosto che interventi puntuali tramite referendum – sia la strada più solida per migliorare davvero la giustizia in Italia.

D. Qual è l’aspetto della riforma della giustizia che più dovrebbe preoccupare e che dovrebbe spingere, in modo convinto, a votare NO?

R. Credo che sia il sorteggio dei componenti dei due Consigli Superiori della magistratura. Il sorteggio è un meccanismo di designazione che dipende dal caso e quindi non è idoneo a selezionare le persone più idonee a rivestire tali alti incarichi all’ interno di organi di rilevanza costituzionale. Esso contraddice il principio per cui alle alte cariche dello Stato si deve accedere solo per autorevolezza e competenza e queste ultime richiedono il metodo dell’elezione. Inoltre è grave che la riforma preveda due tipi differenti di sorteggio, e più precisamente un sorteggio puro e semplice per la cosiddetta componente togata dei 2/3 dei due CSM, ed un sorteggio cosiddetto temperato per la componente laica di 1/3 costituita da professori universitari in materie giuridiche e da avvocati con almeno 15 anni di esercizio della professione, che verranno sorteggiati invece da un elenco di eletti dal Parlamento. Infatti tale componente laica prescelta dal Parlamento potrebbe rivendicare all’ interno dei due Consigli Superiori della magistratura di avere una legittimazione superiore in quanto si tratterebbe di componenti prima eletti e poi sorteggiati con il rischio di un suo ruolo di maggior rilevanza all’ interno dei due CSM, e quindi di un peso maggiore all’ interno dei due CSM dei componenti legati alla politica.

D. Secondo lei quali problemi del sistema giudiziario italiano rischierebbero di peggiorare se, invece,passasse il SI?

R. Ritengo che se vincesse il Si, i magistrati non avrebbero più la relativa serenità di cui godono oggi nell’ esercizio delle loro funzioni, in quanto temerebbero da un lato di non essere più difesi dai due CSM e temerebbero ancor più l’Alta Corte disciplinare. Credo che in conseguenza di una magistratura meno autonoma e più timorosa ne farebbe le spese il principio di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Infatti, il peso preponderante della politica potrebbe ridurre le inchieste sui detentori del potere politico economico e finanziario.

D. È possibile trovare qualcosa della proposta referendaria che potrebbero risultare utile ai cittadini o il quesito va respinto completamente senza se e senza ma?

R. Non è possibile al cittadino dire si ad alcuni aspetti della riforma e respingerne altri. Si tratta di dire si o no al “pacchetto” completo della riforma.

D. Secondo Lei, questo referendum affronta davvero i problemi più urgenti della giustizia oppure ritiene che, una riforma sarebbe possibile ma con temi diversi?

R. Questa riforma costituzionale non affronta nessuno dei veri problemi in materia di giustizia che sono l’ eccessiva lentezza di tutti i processi ed il sovraffollamento drammatico delle carceri che è uno dei fattori del fenomeno dei suicidi in carcere. Pertanto sono necessarie altre riforme con legge ordinaria, miranti a velocizzare i processi e a riportare la popolazione carceraria entro i limiti di capienza delle carceri italiane.

D. Questa tornata referendaria, per forza di cose e per le contrapposizioni politiche presenti ormai nel Paese, è vista, forse, dalla maggioranza degli italiani, come un voto pro o contro il Governo Meloni. Questo in funzione anche della complessità, più per addetti ai lavori che altro, della tematica in questione. Cosa ne Pensa?

R. Si, il voto degli italiani in questo referendum ha assunto un alto tasso di politicizzazione. Va detto però che a ciò ha contribuito soprattutto il Governo che ha creato un clima divisivo e polarizzato, tale per cui il voto si è caricato di un significato politico pro o contro il Governo. Va anche detto che era inevitabile in partenza questo tasso di polarizzazione pro o contro il Governo Meloni perché questa è una riforma imposta unilateralmente dal Governo.

D. Un’altra questione che rischia di confondere ulteriormente chi andrà a votare, consiste nel fatto che all’interno stesso delle diverse categorie della giustizia, magistrati, avvocati, giuristi, ci sono posizioni diverse, sia per il Si che per il No. A cosa rischia di portare questa confusione?

R. Il fatto che ci siano posizioni diverse all’interno della magistratura, dell’ avvocatura e in generale fra i giuristi può indurre in confusione i cittadini comuni che non hanno compiuto studi giuridici. Questa divisione fra posizioni contrapposte è il segno del fallimento politico degli autori di questa riforma. Una riforma costituzionale in materia di giustizia dovrebbe unire e non dividere; trattandosi però di una riforma imposta dal Governo, senza che il Parlamento abbia potuto apportarvi alcuna modifica, è normale che ci sia così tanta divisione e diversità di posizioni fra i giuristi, perché non si è voluto far svolgere al Parlamento la sua funzione di alta sintesi fra posizioni e punti di vista diversi.

D. Non le chiedo una previsione specifica ma quali sono le sue sensazioni sull’esito del referendum e in che modo l’affluenza più o meno sostenuta potrà influire sul risultato finale?

R. Sono fiducioso nella vittoria del No. In occasione dell’ ultima tornata referendaria che aveva per oggetto cinque quesiti abrogativi, la maggior parte dei quali sul lavoro, i partiti di governo hanno invitato i propri elettori ad astenersi dal voto, in modo da invalidare quei referendum che, essendo abrogativi, richiedevano il quorum del 50% più uno di votanti. Questo referendum non richiede per la sua validità un quorum, ma gli inviti ad astenersi dal voto rivolti ai loro elettori dai partiti di governo in occasione dell’ ultima campagna referendaria citata ora possono ritorcersi contro di loro. L’ elettorato di centro destra, soprattutto quello più popolare, già invitato in passato ad astenersi dal voto referendario, potrebbe astenersi anche in questa occasione, mentre più compatto e motivato appare il fronte di tutti coloro che si oppongono a questa riforma e all’ attuale governo. L’astensione potrebbe perciò danneggiare il si. Ma l’ augurio che faccio all Italia è che ci sia una vittoria del No con un’ampia partecipazione degli italiani al voto.

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