Cultura

“Le Carnaval, Mascarade Royale”, la meraviglia come atto contemporaneo di bellezza

Un capolavoro del Seicento francese torna a vivere in una visione spettacolare e contemporanea: Le Carnaval, Mascarade Royale di Giovanni Battista Lully, balletto musicale creato per la corte del Re Sole Luigi XIV, debutta in prima esecuzione mondiale in tempi moderni con la direzione musicale di Federico Maria Sardelli.

Lo spettacolo nasce dall’incontro tra la ricerca musicale e l’immaginazione scenica di Emiliano Pellisari, chiamato a firmare la regia insieme alla sua compagnia di danza NoGravity Theatre, protagonista di un’interpretazione visionaria del Barocco, lontana da ogni intento di ricostruzione filologica. Il Barocco diventa qui materia viva, energia teatrale pura, capace di parlare al presente attraverso la forza del corpo, della musica e dell’illusione scenica.

Ispirato alla forma del ballet de courLe Carnaval, Mascarade Royale si articola in una successione di quadri autonomi, popolati da figure tipiche della mascherata – spagnoli, dottori, turchi, innamorati, musici – che sfilano secondo una logica di continua metamorfosi. È un Carnevale che si presenta come gioco della meraviglia, ma che cela al suo interno i grandi archetipi carnascialeschi: il rovesciamento dei ruoli, l’erotismo, la morte.

La coreografia, ideata e realizzata dal duo artistico Pellisari–Porceddu, costruisce immagini aeree di straordinaria potenza visiva, pensate per conquistare prima lo sguardo e solo in seguito la mente. La danza dialoga costantemente con il canto e la musica, superando ogni separazione tra voce e corpo, tra danzatori e cantanti, riuniti sul palco in un’unica visione estetica.

Il Carnevale diventa così spazio di libertà assoluta, tempo sospeso in cui tutto può entrare in scena e le gerarchie si ribaltano. Le Carnaval, Mascarade Royale si configura come un omaggio al potere dell’immaginazione, alla centralità del corpo e alla musica intesa come luogo di incontro tra epoche, linguaggi e visioni.
Abbiamo intervistato Emiliano Pellisari per approfondire meglio lo spettacolo.

“Le Carnaval, Mascarade Royale” nasce come spettacolo di corte nel Seicento francese. Cosa resta oggi di quella dimensione di potere, e cosa invece viene sovvertito nella tua regia?
È il Carnevale stesso a sovvertire il mondo. Nella corte francese del Seicento la sovversione era concessa, ma solo per un tempo limitato: quello dello spettacolo. Nel finale tutto tornava al proprio posto. Oggi è davvero così diverso? Anche oggi il Carnevale vive nelle strade, nelle manifestazioni, nelle proteste… e poi, spesso, tutto ritorna come prima.
Il Carnevale di Lully rappresenta proprio questo: l’inamovibilità del potere. Ed è un messaggio che, a mio avviso, conserva una sorprendente attualità.

La musica di Lully nasceva per il Re Sole. Come cambia il suo senso quando viene sottratta alla corte e restituita a un pubblico contemporaneo?
A questa domanda dovrebbe rispondere il Maestro Sardelli, che dirige l’opera. Io, da neofita della musica barocca, posso solo dare un giudizio puramente estetico. È una musica che non ci appartiene più direttamente, e forse proprio per questo la percepiamo come “altra”. Eppure è bellissima, continua a emozionarci.
È sorprendente constatare come la musica possa attraversare i secoli mantenendo intatta la propria forza e la propria bellezza.

Spagnoli, dottori, turchi, innamorati: maschere che attraversano i secoli. C’è una maschera che senti particolarmente vicina al nostro presente?
Sì: la maschera del servo. Agile, acrobatica, istintiva, ma anche ambigua, pigra e feroce, sarcastica.
È la risposta a una condizione che non cambia: la sopravvivenza del corpo subalterno.
Penso in particolare a Pulcinella, che non parla con la voce ma con il corpo: salti, cadute, ritmo. Segue la percussione, oppure il fiato, il canto, la parola. Usa la maschera non per nascondere, ma per dire il vero. Nella sua follia rivela la contraddizione e smaschera il potere.

In scena cadono le separazioni tra cantanti e danzatori, tra voce e corpo. La compagnia NoGravity come lavora sul corpo? Che relazione avete voluto creare tra lo sguardo dello spettatore e il corpo in scena?
Il Barocco ha una sola regola: la meraviglia.
Io creo immagini sorprendenti e quasi magiche, fatte di corpi che disegnano figure immaginifiche nell’aria. Mariana Porceddu (non solo coreografa ma key Dancer che porta sul palco lo spettacolo) dà vita a movimenti aerei sorprendenti fatte di armonie e bellezza.
Solo dopo aver aperto il cuore attraverso la bellezza può aprirsi la mente: ai giochi simbolici, alle citazioni, ai rimandi sottili all’arte classica e contemporanea.

Che ruolo ha oggi la meraviglia, in un’epoca spesso anestetizzata dalle immagini?
Il mondo contemporaneo ha nell’immagine il suo principale mezzo espressivo, senza dubbio. Questa saturazione, però, produce anche effetti positivi: una straordinaria capacità analitica e una finezza estetica impensabili in passato.
Le nuove generazioni — dai quindicenni ai quarantenni — sono perfettamente in grado di fruire film con sceneggiature molto complesse, di leggere i loghi, le immagini pubblicitarie, di scegliere e giudicare con grande acutezza. È un’acutezza che si muove nel loro universo visivo, non in quello classico, ovviamente.
La compagnia NoGravity si riconosce in questo mondo e si confronta. Non a caso Nogravity Theatre si distingue anche per il pubblico che la segue.

Questa è la prima esecuzione moderna di Le Carnaval. Che dialogo si è creato tra la tua immaginazione scenica e la direzione musicale di Federico Maria Sardelli?
L’ironia e l’esperienza ci hanno salvati entrambi, me e Sardelli.
Un concerto barocco e uno spettacolo di danza NoGravity sono, in teoria, due mondi paralleli destinati a non incontrarsi mai. Il concerto impone posizioni rigide sul proscenio, una profondità negata. NoGravity è invece un teatro capovolto, dove l’alto diventa basso e il basso diventa alto. Dove il dietro viene avanti e viceversa. È un mondo in cui i cantanti cantano dietro specchi “magici”, sopra carrelli che scorrono a terra, dove l’illusione e la realtà convivono.
Solo un visionario come Marcello Corvino (direttore artistico del teatro comunale di Ferrara) poteva immaginare che io e Sardelli potessimo creare un’opera insieme. Eppure il miracolo è avvenuto. L’arte, in fondo, è un miracolo.

Cosa speri che lo spettatore porti con sé uscendo dal teatro: un’immagine, una sensazione, una domanda?
Bellezza.
Se io, Sardelli, Mariana, i cantanti, i danzatori, tutti quelli che hanno partecipato a questo spettacolo visionario, siamo riusciti a offrire al cuore anche solo un po’ di bellezza, allora abbiamo fatto bene il nostro mestiere.

Prima assoluta: 14-15 febbraio 2026 – Teatro Comunale di Ferrara Claudio Abbado 
Prova generale aperta al pubblico: 
12 febbraio
 2026 – Teatro Comunale di Ferrara Claudio AbbadoTerza e quarta recita:27 febbraio-1° marzo 2026 – Teatro Comunale di Modena 

Crediti:

Musica Giovanni Battista Lully
Libretto Philippe Quinault
Edizione critica Bernardo Ticci – BTE2025

Direttore Musicale Federico Maria Sardelli

Regia Emiliano Pellisari
Coreografie Emiliano Pellisari, Mariana Porceddu

Ideazione Marcello Corvino

Orchestra Modo Antiquo

Compagnia danza Nogravity Theatre
Coro I Musici del Gran Principe

Registri vocali e interpreti
Première Dessus – Valeria La Grotta
Deuxième Dessus – Giuseppina Bridelli
Haute-Contre – Philippe Talbot
Taille – Cyril Auvity
Premier Basse – Biagio Pizzuti
Deuxième Basse – Alexandre Baldo

Danzatori
Mariana Porceddu, Giada Inserra, Leila Ghiabbi, Francesco Saverio Cifaldi,
Mario Consolazio, Marianna Caratelli, Ginevra Cicatello, Maurizio Palantonio

Direttore del coro e assistente alla direzione musicale Samuele Lastrucci

Scenografie Emiliano Pellisari

Costumi Daniela Piazza

Disegno luci Emiliano Pellisari/Gregory Zencher
Concept art Nora Bujdoso

Parrucche e accessori Simonetta Taibi, Zein Batayneh
Sartoria Teatrale Lucia Fortuna
Direttore di scena Claudia Spoglio

Produzione Fondazione Teatro Comunale di Ferrara Claudio Abbado
Coproduzione Fondazione Teatro Comunale di Modena Pavarotti-FreniIn collaborazione con Orchestra Modo Antiquo e NoGravity Theatre