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Il via alla colonizzazione totale della Cisgiordania

di Sylvie Freddi

Il governo israeliano ha ufficialmente premuto l’acceleratore sull’annessione della Cisgiordania. Con un nuovo pacchetto di misure approvato dal gabinetto di sicurezza, Tel Aviv smantella ciò che resta degli Accordi di Oslo e del Protocollo di Hebron e normalizza la conquista coloniale dei territori palestinesi. A firmare l’operazione sono i ministri di estrema destra Israel Katz e Bezalel Smotrich.

Le nuove regole aprono il mercato fondiario della Cisgiordania agli israeliani come fosse Tel Aviv: via i divieti, vengono resi pubblici i registri catastali e le transazioni semplificate. La colonizzazione diventa procedura amministrativa. Nel frattempo Israele estende la propria autorità anche nelle Aree A e B, usando la retorica della “tutela ambientale” e dell’archeologia per giustificare demolizioni, sequestri ed espulsioni in territori formalmente sotto controllo palestinese.

Il piano calpesta l’accordo di Hebron del 1997 e trasferisce a Israele il controllo sui permessi edilizi negli insediamenti e su luoghi simbolo come la Tomba dei Patriarchi. Il Consiglio Yesha esulta: è un passo decisivo verso la sovranità israeliana sull’intera Cisgiordania. L’annessione, ormai, non si nasconde più.

L’Autorità Palestinese parla di escalation senza precedenti. Hamas chiede la rottura dei rapporti con Israele e l’intensificazione della resistenza. Smotrich rivendica apertamente l’obiettivo: “seppellire definitivamente l’idea di uno Stato palestinese”.

E noi e il mondo, ancora una volta, rimaniamo a guardare.