Cultura

Una vita da precario… a recuperar supplenze

SI STA COME D’AUTUNNO SUGLI ALBERI LE FOGLIE
Mi permetto, questa volta, di scomodare Ungaretti e Ligabue per titolare il mio articolo, ma, gli immortali ed ermetici versi e il ritornello che riporta ad “Una vita da mediano”, rendono particolarmente chiara la situazione che tanti docenti vivono ogni anno nel mese di settembre. Le vacanze si concludono e per tutti si prospetta il rientro lavorativo, il rientro a scuola, il rientro alle proprie attività…
I quotidiani, le riviste, i siti si riempiono di articoli e consigli su come affrontare lo “stress da ritorno” alla vita normale, mentre i precari affrontano i mesi più duri dell’anno in preda a sentimenti di incertezza e a stati emotivi che richiederebbero l’aiuto di esseri soprannaturali.
Niente di più vicino alla realtà, poiché cercando l’etimologia della parola precario si scopre che il termine deriva dal latino “precarius” che significa “ottenuto con preghiere”.

Il 1° settembre, convenzionalmente data di inizio dell’anno scolastico da parte dei docenti, diventa per i precari il mese della ricerca, del continuo incontro-scontro con termini quali nomine, bollettino, scorrimento, graduatoria, fasce e sottofasce, algoritmo o ancora peggio con sigle quali GPS, GI, GUI.
La realtà ti mette davanti al fatto che il tuo destino per l’anno scolastico a venire è nelle mani di una sorta di “pulsantone” che, in stile quiz televisivo degli anni ’80, incrocerà tutti i dati e affiderà la supplenza in modo meritocratico!
Purtroppo non ci crede nessuno! Purtroppo questo strano algoritmo lascia dietro di sé ogni anno migliaia di docenti affranti e sconsolati che sperano di poter tornare ad insegnare nella scuola e di dare continuità agli alunni precedentemente seguiti! Purtroppo alle lacrime dei docenti si affiancano spesso quelle dei discenti!

La scuola, come istituzione, fatica ormai a mettere al centro del suo intento i reali fruitori del servizio e le loro famiglie che cercano nella scuola punti di riferimento in grado di dare solidità a realtà sociali sempre più disgregate.
Il precario vive ogni anno la stessa frustrazione, vive ogni anno la stessa incertezza, consapevole di dover ricominciare da zero a tessere relazioni, legami e intese con alunni e colleghi; il precario conosce ogni anno la stanchezza della burocrazia, la paura di non essere accettato, la consapevolezza di poter aiutare alunni per cui sarà una meteora, mentre si moltiplicano le voci che chiedono una continuità didattica ed educativa.

L’evoluzione scolastica deve tenere il passo con l’involuzione della società che in questi ultimi anni fatica e si affanna per rendere fertile il terreno dei giovani in età scolare. La frammentazione dei rapporti sociali e familiari deve essere parzialmente colmata dalle Istituzioni e dalla Scuola in primis.
Il precarius che ottiene con le preghiere deve allontanarsi dalle nostre mentalità per dare vita ad una classe docente forte, solida ed esemplare nella sua apertura al mondo delle giovani generazioni che usufruiscono della scuola come modello di vita, di storia, di emozioni e di sentimenti positivi.

Copertina Foto di Gerd Altmann da Pixabay