Cultura Società

Libertà: nessuna compressione possibile

“La compressione delle libertà morali e materiali della parte offesa da parte dell’imputato sono frutto dell’impianto culturale e non della sua coscienza e volontà di annichilire e svilire la coniuge per conseguire la supremazia della medesima, atteso che la disparità tra uomo e donna è un portato della sua cultura e che la medesima parte offesa aveva persino accettato in origine.”

Queste sono le parole del magistrato della procura di Brescia che chiedono l’assoluzione di un uomo del Bangladesh accusato dall’ex moglie di maltrattamenti nel periodo in cui erano sposati. La donna lo aveva denunciato nel 2019 per abusi e maltrattamenti nei suoi confronti. Mi chiedo come sia possibile sentire cose del genere dopo tante lotte per la difesa dei diritti delle donne e non solo. Perché qui si tratta di difesa dei diritti dell’essere umano e non solo delle donne. Parole che appartengono a un tempo ormai passato, in cui il “machismo” la faceva da padrone. Allora si può andare in qualsiasi paese del mondo e operare in base alle proprie regole culturali, quindi commettere persino un omicidio e magari farla franca per un fattore culturale.

Ma poi l’apice del delirio si raggiunge quando si parla di presunta accettazione da parte della ex moglie di essere maltrattata e abusata.

In un momento storico in cui la società civile manifesta quotidianamente contro episodi di femminicidio, stupro di gruppo e quant’altro, le motivazioni del Pubblico Ministero di Brescia, che rappresenta la legge italiana, non possono che essere accolte con preoccupazione. 

Recentemente, un volto pubblico della televisione, molto vicino ai vertici del governo italiano, ha affermato che “se esci e ti ubriachi, prima o poi il lupo lo incontri”.

Io sono una donna e, in quanto tale, mi oppongo fermamente a questa concezione perversa e pericolosa. Penso che una società solidale e giusta sia quella in cui persone che incontrano donne o, in generale, chiunque si trovi in una situazione di debolezza, si adoperi in soccorso senza approfittarsene o abusarle.

Diversamente dovremmo tutti rinchiuderci in casa con il timore che appena fuori possa esserci qualcuno pronto ad abusare delle nostre debolezze, dei nostri momenti di fragilità.
Eppure spesso si parla di pari opportunità, di donne che ricoprono (come è vero) sempre più ruoli di primo livello e di responsabilità apicali. L’idea di donna quale essere inferiore appartiene alle epoche passate, per fortuna, e chi continua ad avere questa concezione subdola non può che essere definita persona squallida. Già, persona! Perché alla base di ogni ragionamento resta comunque il fatto che si tratti di persone e non di animali, anche se in alcuni casi è spontaneo pensare al contrario.


L’uomo che continua a considerarsi superiore alla donna, manifesta – probabilmente e inconsciamente – una paura latente che riguarda la propria incapacità di confrontarsi con persone di sesso diverso e, in generale con la diversità. Ho paura del diverso, quindi lo sottometto, lo abuso e, se non basta, lo elimino. Tutto ciò che è diverso da me è inferiore a me, per mia definizione.

Nel mondo di oggi, per fortuna, non funziona più così, per la stragrande maggioranza delle persone.
Dopo anni di lotte, di soprusi, di abusi e di umiliazioni le donne rivendicano il diritto di potersi realizzare a dimostrazione di avere le stesse capacità mentali degli uomini. Di poter lavorare serenamente anche in ambienti principalmente maschili, senza avvertire alcun disagio. Il diritto di sentirsi libere di esprimere la propria personalità e sensualità senza che nessuno la interpreti diversamente da quello che è. Di poter camminare serenamente per strada, in libertà, senza temere di poter essere oggetto di violenza o abusi. Di poter uscire in compagnia con amici o amiche e, perché no, ubriacarsi pure di felicità, sapendo che, se non da sola, qualcuno l’accompagnerà a casa senza usarle violenza. Donne normali in una società normale, non deviata, dove non ci sia distinzione di genere e dove non sia possibile giustificare la “compressione delle libertà morali e materiali” di una donna, e in generale di chiunque, senza se e senza ma!

Foto copertina from pixabay/StockSnap