Cultura

Il Todi Festival sottolinea l’importanza dei linguaggi contemporanei

In occasione della XXXVII edizione del Todi Festival, che quest’anno si terrà dal 26 agosto al 3 settembre, abbiamo approfondito il programma con il suo Direttore Eugenio Guarducci. 


Il Todi Festival quest’anno giunge alla sua XXXVII edizione, lo spirito e i principi a cui si ispira sono sempre stati gli stessi in tutti questi anni?
Format che vince non si cambia e dal 2016 il nostro orientamento è essenzialmente rivolto a debutti nazionali – con ogni giorno una programmazione diversa che non prevede repliche – e a contaminazioni tra generi che spaziano dalla prosa alla musica, passando per l’arte contemporanea e la letteratura. Inoltre, sette anni fa abbiamo aperto un’innovativa parentesi dedicata al teatro di ricerca, denominata Todi Off, poi estesa anche alla danza, per formare il pubblico più tradizionale e invitarlo a scoprire i nuovi linguaggi contemporanei. Attraverso le masterclass continuiamo a giocare anche la carta della formazione degli artisti, mentre una redazione segue ogni anno le nove giornate del Festival pubblicando un foglio quotidiano capillarmente distribuito in evento che promuove il dialogo tra la sezione Off e quella On del main stage.

Lei è il direttore artistico da ben 8 anni, c’è un suo stile specifico che caratterizza la scelta delle opere del Festival?
Il mio principale tratto distintivo è quello di non prevedere un filo conduttore, ma puntare ogni anno ad accogliere i progetti e le energie più interessanti che incrociamo nel nostro percorso a livello di offerta culturale, nazionale e internazionale.

Ci illustra le opere maggiori nel cartellone di quest’anno?
Il Festival aprirà con un omaggio di Iaia Forte e Diana Tejera a Patrizia Cavalli, originaria di Todi, e proseguirà con la danza contemporanea di What’s your nAIM? all’insegna di un interrogativo originale e provocatorio. Avremo poi i Vecchi Tempi di Harold Pinter messo in scena da Pierpaolo Sepe, la Blind International Orchestra con protagonisti musicisti non vedenti o ipovedenti guidati dal Maestro Santoloci attraverso l’uso di auricolari e, ancora, Giorgio Colangeli e Antonella Attili in scena con una nuova drammaturgia, per concludere con l’ultimo spettacolo di Stefano Massini e Luca Barbarossa.

C’è anche spazio per la musica con un live in prima assoluta in Umbria…
Assolutamente. Anche quest’anno abbiamo inserito in programma un concerto in esclusiva regionale che in questa prossima edizione coincide addirittura con una prima assoluta in Umbria. L’evento è organizzato da Moon in June e accenderà i riflettori su Madame, una cantautrice all’apice della sua popolarità.

E si parlerà anche di digitale e di contemporaneità…
Sì, abbiamo voluto scommettere su un format insolito, solitamente circoscritto al mondo della formazione aziendale e che abbiamo deciso di aprire al grande pubblico, puntando a incentivare, in particolare, la partecipazione dei giovani. E’ infatti un focus sull’attualissima fusione in atto tra mondo reale e mondo virtuale con un coinvolgente Marco Camisani Calzolari in scena con il suo holofan: un invito a conoscere, per affrontarlo con approccio critico, un tempo che potenzialmente offre opportunità straordinarie.

Qual è l’immagine scelta per il manifesto del Festival 2023?
Quest’anno abbiamo l’onore di avere un manifesto firmato da Ugo La Pietra, frutto della consolidata collaborazione con la Fondazione Progetti Beverly Pepper. Pittore, designer, architetto, scultore, ceramista, curatore di mostre, grafico e fondatore di riviste che hanno contribuito al dibattito critico sui temi dell’artigianato, della produzione industriale e del design, Ugo La Pietra è uno degli artisti più complessi del panorama italiano contemporaneo. L’immagine riproduce un acrilico su tela dove La Pietra è intervenuto con la sua pittura segnica e rappresenta il rapporto tra architettura e natura dove è sempre la natura a vincere.

Ci sono anche tanti altri eventi che si sviluppano intorno al Todi Festival?
La rassegna Around Todi, sempre più ricca anche grazie al coinvolgimento di brillanti eccellenze culturali del territorio, rappresenta senz’altro un ulteriore fiore all’occhiello e anche quest’anno vede in programma autori di eccezione come Padre Enzo Fortunato, Carlo Petrini e il Premio Andersen Silvia Vecchini. Inoltre, spazio alla poesia con protagonista Vivian Lamarque e avremo anche James Orford, organista in residenza presso la cattedrale di Westminster a Londra.

Riesce a racchiudere il valore del Todi Festival in 3 parole chiave?
Impossibile. Il suo valore sta proprio nella sua estrema apertura.