Cultura

Addio a Otello Profazio, cantastorie di Calabria e del Sud

La Calabria ha perso il suo cantastorie, il Mastro Cantaturi o Cuntastorie come lui amava essere chiamato, l’Italia uno dei più grandi interpreti e ricercatori della musica popolare. Otello Profazio è morto a 88 anni lo scorso 23 luglio nell’ospedale di Reggio Calabria, dove era stato ricoverato in gravi condizioni. Da tempo soffriva di gravi patologie cardiache.

Profazio era qualcosa di più che un cantautore, accompagnato dalla sua inseparabile chitarra di cui era virtuoso interprete, era una sorta di memoria vivente della tradizione musicale, non solo calabrese ma di tutto il sud. A lui il merito di aver reso popolare la musica folk in tempi nei quali ancora nessuno si sognava di parlare di World Music.

Decenni di dischi di successo (più di 25 album in totale), colonne sonore e un numero incalcolabile di concerti in Italia e all’estero, accompagnati da un’intensa e profonda attività di ricerca etnomusicale che scavava nella tradizione musicale non solo della sua terra di Calabria ma anche di Basilicata e Sicilia. Indimenticabile la sua collaborazione con il poeta Ignazio Buttitta.

La musica patrimonio espressivo e culturale di tutti i temi storici del meridione italiano, dolente, vittima di storiche ingiustizie, terra di migrazioni e battaglie sociali. Un sud di cui Profazio, voce libera e senza compromessi, sapeva scrivere e cantare anche tutta l’umanità e la gioiosità popolare, così come l’ironia e la satira, tagliente e amara, sempre beffarda nei confronti del potere. Ironia e satira, ingredienti del suo più grande e popolare successo, Qua si campa d’aria, brano del 1974 e divenuto successo senza tempo, vero e proprio controinno meridionale dall’indimenticabile incipit: “Il Sud è ‘nu paese bello assai […] Siamo genti felici e stracontente, non abbiamo bisogno mai di niente”.

Quel brano trascinò l’album che lo conteneva al disco d’oro, con oltre un milione di copie vendute. Un fatto unico per un cantante folk italiano. Un successo che contribuì al mito del Mastro Cantaturi, così come le sue apparizioni in bianco e nero con mostri sacri della nostra musica come Gaber e Jannacci, i cui video raccolgono ancora milioni di visualizzazioni su Youtube.
Anticipatore dei tempi partendo da radici antiche, interprete popolare e al contempo ricercatore colto, con la morte di Otello Profazio scompare un riferimento culturale unico che lascia uno smisurato patrimonio ai suoi eredi. Primo e designato tra questi, Peppe Voltarelli che con il cd Voltarelli canta Profazio ha vinto la targa Tenco proprio nello stesso anno in cui il Maestro Profazio vinceva il Premio Tenco alla carriera. Una sorta di passaggio di consegne, e lo sguardo sul futuro di un artista unico che mancherà alla musica e alla cultura italiana: il Cuntastorie Otello Profazio.