Politica

Solennità   –  Onestà  –  Eticità  in  Politica : una chimera?

di   Alberto  Volpe

Dopo Tangentopoli, e tutto quanto lo ha causato e prodotto nel panorama del nostro panorama istituzionale, si pensava (o si sperava) che a quella inevitabile e generale vergogna della classe rappresentativa seguisse una ragionevole resipiscenza, con una scossa nel riprendere la direzione di un cammino, erto per quanto si voglia ma non impossibile, che rassicurasse cittadini ed opinione pubblica circa la Eticità della rappresentanza politica.
Dobbiamo convenire, invece, con l’ex Pm milanese Piercamillo Davigo, che il dopo-tangentopoli si è caratterizzato con la “perdita persino della vergogna di rubare”.

Una sorta, in salsa più amara ed estesa, di tangentopoli oltre confini quale si è dimostrata essere la Qatargate, scoperta dai giudici d’Oltralpe, che ha finito per screditare quella Eurodemocrazia che si riteneva sana e intoccabile, e che noi cittadini dell’UE consideravamo indenne dal cancro della malapolitica. Ma le recenti inchieste giudiziarie ne svelavano il solito “vizietto” approfittatore della Casta del nostro Paese. Uno scandalo bipartisan nella rappresentanza istituzionale che non ha risparmiato persino l’ ingenuità di non farsi beccare con le mazzette “nel sacco” che si nascondevano in casa. O, quell’ ingenuità era figlia di una troppa palese e presunta intoccabilità ed immunità da parte di quegli euro delegati? Le recenti improvvide, maldestre e spericolate “uscite” di Ministri e sottosegretari o di alte cariche dello Stato, circa il fenomeno di migranti, circa l’uso delle intercettazioni giudiziarie, circa un Dante Alighieri di “destra”, beh tutto ciò rivela un’ improvvisazione, un’ impreparazione ed un pressapochismo nella affidata guida e governabilità della fiscalità generale, piuttosto che della difesa della sanità pubblica o, ancora, della Scuola pubblica.

E se alla base di un siffatto avventurismo politico ci fosse anche una sorta di “analfabetismo democratico”? Ma, del resto, come diversamente può definirsi (altro dall’interpretazione” lamentata che viene fatta dalla Stampa per le dichiarazioni, il giorno dopo ritrattate, dei Ministri) il balletto di casacche da parte di transfughi, saltimbanchi e poltronari della Politica, traditori sorridenti, inossidabili e impassibili del mandato degli elettori? E quando questi stessi soggetti vengono pure premiati con lauti incarichi pubblici, allora là non c’è maschera che tenga a rifarsi un’ immagine di accettabile decenza morale.
Esempi, questi, di puro arrivismo e carrierismo con la finanza pubblica, di cui fa le spese il contribuente onesto.  Nei talk show, o, (per non incorrere in multe di linguistica) nei programmi di approfondimento televisivo e radiofonico si osa anche disquisire sui motivi della galoppante disaffezione al voto da parte dei cittadini-elettori. Ma quali altri motivi, diseducativi e disincentivanti, bisogna ancora oltre dare allo spettatore per “distrarlo” da tanta malapolitica, in cui la Casta è riuscita ad accasarsi indisturbata?
Forse che le guerre (procurate e non) ed i terremoti, sui cui eventi si conoscono le ridanciane ed interessate dichiarazioni delle Imprese, pronte ad approfittare delle disgrazie dei malcapitati Popoli e genti inermi ? Quando interverrà un barlume di buon senso che spinga a riflettere sull’impossibilità di continuare a spremere ulteriormente la solita smagrita finanza pubblica?

Occorre, qui sì è il caso, resipiscenza, rinsavimento di quanti ancora hanno a cuore l’edificazione di una Democrazia reale, che elimini le troppe ed evidenti discrasie economiche e sociali, che ripristini il riconoscimento degli effettivi diritti dei cittadini, attraverso un adeguato piano di finanziamento della salute pubblica, della scuola pubblica e degli altri servizi basilari per una vita civile.
Pensare al futuro con ragionevoli e giuste aspettative di miglioramento del proprio stato e dei figli, non condannati ad emigrare, con speranza, e non con paura: è questa la “resilienza” legittima di una Comunità verso i propri rappresentanti, ad ogni livello istituzionale. E, perché non vada vista come una chimera, non vorremmo affidare proprio le aspettative ad una incombente intelligenza artificiale ? 

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