Cultura

«Incontri» di Gianfranco Bartalotta: trenta dialoghi tra cinema, teatro e letteratura, dove l’intervista diventa conoscenza e racconto di vita

di Pippo Gallelli

C’è un passaggio, nella premessa di Incontri. Teatro e Cinema (Gangemi Editore), che restituisce con precisione il metodo di Gianfranco Bartalotta. Ermanno Olmi gli confida di sentirlo «come se lo conoscesse da una vita». È una frase che definisce bene la posizione dell’autore, fondata su un ascolto paziente, capace di creare un clima di fiducia e di far emergere la verità di chi si racconta. Non la domanda costruita per sorprendere, ma la conversazione che apre uno spazio comunicativo.

Bartalotta è critico e docente di Storia del Teatro e dello Spettacolo e di Metodologia e tecniche della globalità dei linguaggi presso l’Università Roma Tre, e di Letteratura italiana nel contesto europeo presso l’Università telematica Unicusano. Studioso di Shakespeare e delle sue riscritture contemporanee, autore di saggi e, dal 2008, direttore della rivista Teatro contemporaneo e cinema, fondata da Mario Verdone, ha ricevuto riconoscimenti che vanno dal Premio della Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri al Premio Vallecorsi per l’editoria teatrale e al Premio Personalità Europea del Dipartimento della Cultura del Comune di Roma. È presidente della sezione letteratura del Fondo PSMSAD dell’INPS, che si occupa della tutela, della previdenza e dell’assistenza di Pittori, Scultori, Musicisti, Scrittori e Autori Drammatici.

Il lettore può così godere di una scrittura limpida e scorrevole, capace di attraversare mondi diversi — cinema, teatro, musica, poesia, fotografia, scherma, doppiaggio — senza mai perdere il filo che li unisce: dietro ogni professione si nasconde sempre una storia personale.

Tra i trenta protagonisti delle conversazioni troviamo alcuni dei nomi più importanti del cinema e del teatro: Mario Monicelli ed Ermanno Olmi, Krzysztof Zanussi e Peter Stein, Lina Wertmüller e Carlo Verdone, il drammaturgo Rocco Familiari, il compositore Nicola Piovani, il musicista e produttore Giorgio Moroder e il critico Gian Luigi Rondi. Sono soltanto alcuni degli interpreti di questo lungo viaggio attraverso il mondo dello spettacolo, figure lontane tra loro per formazione, sensibilità e mestiere, ma accomunate dalla disponibilità a raccontarsi e a farsi ascoltare.

Il pregio del libro sta anche nella sua capacità di restare nella memoria. Ogni intervista custodisce un dettaglio, un episodio, una battuta che non serve a riempire spazio, ma a illuminare un carattere. Non sono aneddoti ornamentali: sono chiavi di accesso a una psicologia, a una visione del mondo. È la differenza tra un’intervista che si consuma come una notizia e un dialogo che rimane per ricerche future.

Accanto alla dimensione più intima, alcune conversazioni hanno anche un importante valore divulgativo. Le professioni dello spettacolo meno raccontate — il trucco, il doppiaggio, la direzione di scena — trovano spazio e voce, così come la critica cinematografica. È un modo per restituire al lettore un pezzo di storia del cinema e del teatro che spesso resta confinato agli addetti ai lavori.

Ma Incontri è anche una lezione di mestiere. Dietro ogni domanda si avverte un lavoro di preparazione, una conoscenza profonda dell’interlocutore, una capacità di empatia che permette di far emergere la persona prima del ruolo. Bartalotta non interroga: conversa. E proprio questa virtù, discreta e rigorosa, è forse la cifra più preziosa del libro.

Chiudendo il volume, resta la sensazione di aver incontrato davvero quei protagonisti, di aver condiviso con loro un frammento di vita oltre che di carriera. È forse questo il risultato più autentico delle trenta conversazioni: trasformare l’intervista in un incontro. Un incontro che, come diceva Olmi, lascia la sensazione di conoscere quelle persone «da una vita».