Società

L’intelligenza artificiale entra a scuola: il nuovo anno riparte con una sfida in più

di Giacchino Ferdinandi

Tra pochi giorni milioni di studenti torneranno sui banchi. Zaini da preparare, libri da comprare, orari da organizzare… e il solito conto alla rovescia verso la prima campanella.

Quest’anno però, insieme a studenti e insegnanti, nelle aule italiane entrerà anche un nuovo protagonista: l’intelligenza artificiale. Non perché l’IA debba – o possa – sostituire i professori, e nemmeno perché da settembre diventerà una materia scolastica. La novità appare essere più profonda: il Ministero dell’Istruzione ha cominciato, infatti, ad includere l’AI nel modo stesso in cui è stata ripensata la scuola italiana; le nuove Indicazioni Nazionali per il curricolo affrontano ora, esplicitamente, le trasformazioni portate dall’intelligenza artificiale.

Per il primo ciclo, i nuovi programmi entreranno in vigore, progressivamente, proprio a partire dall’anno scolastico 2026/27. Ed è un passaggio che ben racconta quanto sia cambiato in fretta il rapporto tra scuola e tecnologia. Fino a pochi anni fa il problema era portare il digitale in classe; oggi, invece, la questione è un’altra: capire come convivere con strumenti capaci di scrivere testi, generare immagini, tradurre e rispondere in pochi secondi.
La domanda, insomma, non è più se gli studenti useranno l’intelligenza artificiale. Molti lo fanno già. La vera domanda è che cosa debba fare la scuola davanti a questo cambiamento.
Il Ministero, va detto, si è mosso per tempo. Nell’agosto 2025 sono state pubblicate le Linee guida per l’introduzione dell’intelligenza artificiale nelle istituzioni scolastiche, pensate per accompagnarne un uso consapevole, sicuro e responsabile. Il documento richiama, tra le altre cose, la tutela dei dati personali, la trasparenza e il ruolo centrale del docente.
Ma il passaggio dalle linee guida alle nuove Indicazioni segna un salto ulteriore: l’intelligenza artificiale non è più soltanto una tecnologia che la scuola deve imparare a usare, è un fenomeno che gli studenti devono imparare a capire. Ed è qui che si gioca la sfida più delicata. Se una macchina può scrivere un tema, riassumere un capitolo o risolvere un esercizio, che valore resta al lavoro dello studente? La risposta non può ridursi al divieto. La scuola dovrà insegnare allora a verificare le informazioni, a riconoscere gli errori dell’IA, a distinguere una fonte affidabile da una risposta solo plausibile, e soprattutto a mantenere un giudizio autonomo e consapevole. Il rischio, certo, è che la tecnologia diventi una scorciatoia invece che uno strumento. Ma è proprio per questo che l’arrivo dell’IA a scuola può diventare un’occasione: quella di ripensare cosa significhi davvero imparare. Quando tra pochi giorni suonerà la prima campanella, sui banchi non ci saranno solo i libri del nuovo anno. Ci sarà anche una tecnologia che gli studenti hanno già iniziato a usare, e che la scuola italiana è ora chiamata a governare.
La vera novità, del resto, non sarà avere un’intelligenza artificiale in classe. Sarà imparare a usarla senza lasciare che sia lei a pensare al nostro posto.

Foto di Alexandra_Koch da Pixabay