Cultura

Da Castrocielo ad Anagni, la provincia si sfida a colpi di tradizione

di Giacchino Ferdinandi

Una contrada da sostenere, una gara da vincere, una piazza pronta a trasformarsi per qualche giorno in un campo di sfida. È questa l’atmosfera che, tra fine agosto e i primi giorni di settembre, torna ad animare alcuni dei piccoli centri della provincia di Frosinone. A Castrocielo il Palio delle Contrade si è appena concluso; ad Aquino è tutto pronto per una nuova edizione del Palio della Contea; ad Anagni, il gioco lascia spazio alla memoria, con la rievocazione storica dei Giorni dello Schiaffo e il Palio di San Magno.

Ma quali sono le origini di un evento che tanto entusiasma le nostre comunità? Il termine “Palio” affonda le radici nel Medioevo: deriva dal latino pallium, il drappo di stoffa pregiatissima assegnato come premio nelle varie competizioni. Treccani documenta già dal XIII secolo, in diversi Comuni italiani, corse annuali di cavalli legate alle festività religiose. Nel tempo, i giochi si sono evoluti, e accanto alle corse equestri ne sono nate altre — ma il premio, la sfida e soprattutto il coinvolgimento della comunità sono rimasti elementi centrali.

A Castrocielo questo spirito ha appena scritto un nuovo capitolo. Dal 28 al 30 agosto si è svolta la XXIX edizione del Palio delle Contrade: una prima serata dedicata alla sfilata dei rioni, il giorno successivo al Palio dei Bambini, e infine, nella giornata conclusiva, spazio alle prove tra i rioni — dalla briscola allo stroncone, dal tiro alla fune alla corsa con i sacchi, fino alla corsa con la cannata, alla scoccia pignata e al palo della cuccagna. Giochi molto diversi tra loro, ed è proprio questa varietà a caratterizzare il Palio: c’è chi vince per forza, chi per velocità, chi per abilità. Una formula che rende la competizione accessibile a partecipanti di età e capacità differenti, mentre il risultato finale premia la somma di tutte le prove.

Ad Aquino l’appuntamento torna dal 4 al 6 settembre, con la IX edizione del Palio della Contea. Ambientata nel centro storico, la manifestazione si sviluppa in tre serate tra giochi popolari, competizione e spettacolo, e coinvolge le otto antiche contrade cittadine, con gare distinte per i più piccoli e per gli adulti. Anche qui il gioco resta il cuore dell’evento, ma il pubblico, certo, non si limita a guardare: si riconosce nei colori e nella squadra, nelle origini della propria contrada, nel desiderio di appartenervi visceralmente.

Ad Anagni, nello stesso fine settimana, la sfida cede il passo alla storia. Dal 4 al 6 settembre tornano I Giorni dello Schiaffo, la rievocazione dedicata all’oltraggio a Papa Bonifacio VIII del 1303, che quest’anno comprende anche il Palio di San Magno – Gara all’Anello, l’appuntamento in cui la tradizione cavalleresca torna protagonista. Tre manifestazioni diverse, dunque, ma un solo filo conduttore: il gioco storico come forma di partecipazione, capace di trasformare una festa in una competizione e di dare al pubblico un motivo per esserci, anche solo attraverso il tifo. È forse questa la ragione per cui simili eventi continuano a trovare spazio nei calendari estivi dei nostri piccoli Comuni: la storia offre il nome, i costumi, l’ambientazione, ma sono le gare a dare movimento alla festa. Una corsa con i sacchi, un tiro alla fune, una prova di abilità possono sembrare passatempi semplici, eppure durante il Palio diventano il momento in cui si concentra tutta l’attesa e il fervore di una contrada.

E mentre l’estate volge al termine, nei borghi del nostro territorio la tradizione non si limita a essere ricordata: viene giocata, contesa, vissuta.