Mondo

I predatori di Gaza perduta

di Sylvie Freddi

Davos, dove le guerre diventano opportunità e le macerie asset strategici.

“Noi sottoscritti accogliamo con favore l’impegno e l’attuazione davvero storici da parte di tutte le parti dell’Accordo di Pace di Trump, che pone fine a oltre due anni di profonda sofferenza e perdita, aprendo un nuovo capitolo per la regione caratterizzata da speranza, sicurezza e una visione condivisa di pace e prosperità…” inizia così l’accordo per una presunta pace a Gaza firmato dal presidente Donald Trump e dai mediatori dell’accordo, il presidente egiziano, quello turco e il premier del Qatar.

Segue, immancabile, la dichiarazione d’intenti: “Siamo uniti nella determinazione a smantellare l’estremismo e la radicalizzazione in tutte le loro forme. Nessuna società può prosperare quando la violenza e il razzismo sono normalizzati, o quando ideologie radicali minacciano il tessuto della vita civile.” Un modo elegante per non far dimenticare che a Gaza vivono ancora palestinesi ombre fastidiose da rimuovere, da sterminare in nome della sicurezza.

È questa, dunque, “la pace” secondo l’amministrazione Trump. La stessa che ha militarizzato le strade americane con agenti federali in assetto da caccia all’uomo; che ha rapito il presidente del Venezuela; che minaccia il Canada e rivendica la Groenlandia come fosse un lotto edificabile; che ricatta l’Europa; che ha sostenuto senza riserve Netanyahu mentre Gaza veniva trasformata in un cimitero a cielo aperto; che ha demolito la credibilità dell’ONU, della Corte Penale Internazionale e di ogni organismo umanitario non allineato.

Proprio questa amministrazione, oggi, si autoproclama architetto di pace.

Surreale. Se fosse la sceneggiatura di un film, verrebbe scartata per eccesso di inverosimiglianza. E invece eccoli lì, una ventina di Paesi seduti al tavolo trumpiano — Albania, Arabia Saudita, Argentina, Armenia, Azerbaigian, Bahrain, Bielorussia, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Indonesia, Kazakistan, Kosovo, Marocco, Pakistan, Qatar, Turchia, Ungheria, Uzbekistan e Vietnam — cagnolini in attesa del loro pezzetto d’osso.

L’Italia di Meloni aveva le valigie pronte. Per fortuna, un ostacolo di incostituzionalità l’ha lasciata a terra.

E allora via libera alla “ricostruzione” di Gaza. Jared Kushner, genero del presidente e membro fondatore del *Board of Peace*, ha mostrato slide patinate con le immagini di una “Nuova Gaza” futuristica, scintillante, verticale, sterilizzata, modellata sulle città-vetrina del Golfo.

Un luna park edificato sugli scheletri di un’intera popolazione.

«Sarà qualcosa di grandioso», assicura Trump.

Ovviamente “Hamas senza il disarmo verrà cancellata.”

Questa pace, è l’amministrazione efficiente della violenza. È il controllo totale dopo la distruzione. È la firma che porta al saccheggio.

I predatori sono pronti.

Fonte foto: web