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Nicolais, il riformista della conoscenza: scienza e istituzioni al servizio del Paese

di Luca Branda

Il cordoglio espresso da Azione per la scomparsa di Luigi Nicolais restituisce l’immagine di una figura che ha attraversato mondi diversi – accademia, politica, istituzioni – riuscendo a tenerli insieme con coerenza e visione. Non un omaggio rituale, ma il riconoscimento di un percorso umano e professionale che ha lasciato un segno profondo nella vita pubblica italiana.

«Ci uniamo al cordoglio della famiglia, dei collaboratori, amici e colleghi», scrive Maria Pia Abbracchio, responsabile nazionale di Azione per Università e Ricerca, ricordando Nicolais come «politico, ex ministro e grande innovatore». Parole che sintetizzano una traiettoria rara: quella di uno scienziato di fama internazionale capace di assumere responsabilità politiche senza mai rinnegare il rigore della ricerca e il valore della competenza.

Ingegnere chimico, professore universitario, autore di centinaia di pubblicazioni scientifiche, Luigi Nicolais ha costruito la propria autorevolezza prima di tutto nel mondo accademico. La sua attività di ricerca, in particolare nel campo dei materiali compositi e dei polimeri, gli ha garantito un riconoscimento internazionale testimoniato dall’ingresso nel Gruppo 2003, che riunisce gli scienziati italiani più citati al mondo. Ma la scienza, per Nicolais, non è mai stata un esercizio chiuso in se stesso.

La convinzione che conoscenza e innovazione dovessero tradursi in sviluppo concreto lo ha spinto a misurarsi con le istituzioni. Da assessore della Regione Campania, con deleghe all’Università, alla Ricerca scientifica e all’Innovazione tecnologica, ha lavorato per rafforzare il legame tra formazione, ricerca e territorio, anticipando temi che oggi sono al centro del dibattito pubblico: fuga dei cervelli, trasferimento tecnologico, valorizzazione del capitale umano.

L’esperienza da ministro per le Riforme e le Innovazioni nella Pubblica Amministrazione, nel governo Prodi II, ha rappresentato un ulteriore banco di prova. Nicolais ha affrontato la modernizzazione dello Stato con un approccio pragmatico, puntando su semplificazione e innovazione tecnologica, ma anche su un cambio culturale nella macchina amministrativa. Un compito complesso, portato avanti con la consapevolezza che l’innovazione non è solo una questione tecnica, ma anche organizzativa e politica.

Particolarmente significativo è stato il suo mandato alla guida del Consiglio Nazionale delle Ricerche, dal 2012 al 2016. In anni difficili per il sistema della ricerca italiana, Nicolais ha difeso il ruolo del Cnr come pilastro strategico del Paese, cercando di rafforzarne la qualità scientifica, la credibilità internazionale e il dialogo con il mondo produttivo, senza sacrificare l’autonomia della ricerca di base.

Anche in Parlamento, dove è stato deputato e vicepresidente della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione, Nicolais ha mantenuto uno stile riconoscibile: indipendenza di giudizio, attenzione ai contenuti, distanza dalle logiche di appartenenza fine a se stesse. Pur provenendo dal Partito Democratico, si è distinto per un approccio libero e pragmatico, concentrato sui risultati più che sugli schieramenti.

Nel ricordo personale di Maria Pia Abbracchio affiora il tratto umano: apertura, sensibilità, capacità di mediazione, determinazione accompagnata da una pazienza non comune. Qualità che spiegano perché Nicolais sia stato, per molti, un punto di riferimento non solo professionale ma anche civile.

Luigi Nicolais appartiene a quella generazione di riformisti della conoscenza che hanno creduto nella scienza come bene pubblico e nella politica come strumento di servizio. La sua scomparsa lascia un vuoto nel mondo accademico e istituzionale, ma il suo esempio resta attuale: dimostra che competenza, visione e responsabilità possono convivere. Ed è per questo, come scrive Azione, che «mancherà a tutti noi».