Mondo

Trump, il Venezuela e il ruolo dell’Europa

di Alessia Potecchi

Il regime di Maduro è senza se e senza me un regime che ha ridotto il Venezuela e la sua popolazione allo stremo delle forze, ha costretto a fuggire dal paese uomini e donne e ha messo in ginocchio un paese prospero condannandolo alla miseria e alla repressione. Certamente Maduro ha instaurato una dittatura che viola i diritti umani, che si alimenta con il terrore e la criminalità, di questo si tratta, ma proprio per questo non è accettabile né è possibile giustificare in alcun modo l’azione di Trump che è un atto di forza e un ulteriore pezzo di un puzzle che rappresenta molto bene lo smantellamento dell’ordine multilaterale e il tentativo di portare democrazia con la guerra che da sempre è destinato ad un rovinoso fallimento. Le parole usate immediatamente dalla Premier per andare incontro a Trump che ha legittimato l’intervento USA per poi fare come sempre una piccola marcia indietro, preoccupano e cozzano contro il diritto internazionale, sotto quale minaccia si trovava l’America rispetto alla situazione politica in Venezuela? Che cosa comportava questa situazione sul territorio venezuelano per l’America da legittimare un attacco di questo tipo? Su quali basi o fatti  si giustifica questo intervento militare rispetto a che cosa? E’ inaccettabile questo tipo di azione senza un motivo apparente. A questo punto possiamo tranquillamente pensare o prevedere che la terra di Groenlandia possa essere il prossimo obiettivo, come ha già più volte fatto intendere lo stesso Trump, oppure allo stesso modo la Cina potrebbe fare su Taiwan il medesimo atto di forza, i principi del diritto internazionale devono valere sempre per tutti e in tutti i luoghi. Preoccupa anche il dopo attacco in Venezuela perché occorre guidare la transizione verso la democrazia, ci vogliono strumenti e occorrono elezioni che ridiano potere decisionale al popolo nel modo più giusto e con un voto democratico. L’Europa in tutto questo ha utilizzato una voce troppo debole, una voce che ha fatto fatica a farsi sentire, a emergere e che sconta le diverse posizioni in seno agli Stati membri. Finché l’Europa non avrà una spinta unitaria maggiore e riuscirà a completare il suo cammino unitario sui tanti temi che ancora mancano, difesa comune, mercato unico dei capitali, fisco comune, esercito comune, risulterà difficile giocare un ruolo da protagonista sullo scacchiere mondiale come invece dovrebbe. Per l’Europa oggi la sfida principale non è più il fattore emergenziale ma la gestione permanente di una competizione globale che guarda in lunga prospettiva, vedi la politica dei dazi che è diventata uno strumento permanente e che ha imposto a Bruxelles una nuova gestione, un nuovo assetto sul commercio e sulla produzione industriale. L’Europa in questo clima internazionale di violazione del diritto non può permettersi di essere una semplice spettatrice che a tratti dice qualcosa che però poi non è incisiva e cade nel vuoto. L’Europa in questo scenario ha un compito importantissimo quello di affermare con forza il diritto alla pace, di essere di duro ostacolo per chi vuole usare la forza per affermare posizioni, interessi e diritti, l’Europa deve difendere i diritti e le regole che devono valere per tutti sempre. Questo il ruolo dell’Europa unita che parla con una sola voce e che diventa protagonista decisa nel condannare il regime di Maduro ma decisa nel riaffermare la difesa del diritto internazionale sempre opponendosi all’uso delle armi e della forza.