di Sylvie Freddi
Durante il periodo di feste non ho più cercato notizie sulla Palestina, ho chiuso gli occhi e ho volutamente voltato la testa. Il lento stillicidio del suo popolo mi stringe lo stomaco. Lo sguardo opaco dell’Europa che rimane complice di questo assurdo genocidio in diretta mi da la nausea, mi vergogno del mio paese e dell’Europa tutta.
Impotente l’unica cosa che posso fare è ributtarmi nelle notizie.
Prendo un giorno a caso, il 6 gennaio, giorno della befana, calze piene di dolci appese al caminetto.
A Khan Younis, a sud di Gaza, il 6 gennaio hanno sfilato numerosi sacchi mortuari, la maggior parte dei sacchi erano piccoli. “Non abbiamo più bambini rimasti” grida una donna.
Sono i funerali di adulti e bambini morti il giorno prima durante un attacco aereo israeliano.
A nord di Ramallah, in Cisgiordania occupata, il 6 gennaio l’esercito israeliano ha fatto irruzione nel campus Birzeit University mentre studenti palestinesi manifestavano solidarietà con i prigionieri politici.
Proiettili, gas lacrimogeni e granate stordenti, 11 studenti sono rimasti feriti. Arrestato Assem Khalil, il Vicepresidente per gli Affari Accademici, insieme ad alcuni giornalisti.
In questa povera martoriata terra continua il tentativo di radere al suolo fisicamente e culturalmente la popolazione palestinese mentre le nostre istituzioni si voltano dall’altra parte, affidandosi alla ormai insostenibile propaganda del governo israeliano.
Due anni di attacchi israeliani hanno ucciso più di 71,000 persone. Sono almeno 422 i palestinesi uccisi dall’entrata in vigore della tregua di ottobre.
E i morti per fame, freddo e per mancata assistenza sanitaria sono incalcolabili.
Intanto sempre il 6 gennaio, Israele ha continuato ad attaccare il sud del Libano e della Siria, violando i territori sotto tutela dei caschi blu. A Kfar Dunin, nel sud del Libano, almeno due persone risultano uccise.
Il 6 gennaio, a Gerusalemme, una folla di 15.000 persone della comunità israeliana ultra-ortodossa haredi, scesa in piazza contro la leva obbligatoria, ha subito un attacco da parte di un autista israeliano di bus. Uno studente è morto, due sono rimasti feriti.
In Israele stessa avanza una profonda crisi morale ed economica che porta una parte della popolazione a scendere in piazza per protestare. Molti sono i giovani che rifiutano il servizio militare rischiando la prigione, molte sono le famiglie che hanno deciso di lasciare il paese, circa 80.000 persone emigrate tra settembre 2024 e settembre 2025,
Mi tolgo gli occhiali per non vedere come sta il resto del mondo e rituffo la mano nella calza piena di dolci.
Foto di hosny salah da Pixabay
