Mondo

Gaza, la vergogna dell’Occidente

di Pippo Gallelli

Gaza brucia. Gaza muore. Gaza viene rasa al suolo dall’esercito israeliano mentre il mondo guarda, scrolla le spalle e si rifugia nell’ipocrisia delle dichiarazioni di rito. È iniziata l’operazione di terra a Gaza City: carri armati, artiglieria, bombardamenti a tappeto. Netanyahu annuncia con orgoglio la distruzione della Striscia se Hamas non deporrà le armi, mentre il ministro Katz promette di radere al suolo ogni infrastruttura. Non c’è un linguaggio di difesa, non c’è un linguaggio di pace: è il linguaggio della vendetta, della punizione collettiva, dell’annientamento.

Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, ammette candidamente di non essere stato nemmeno avvisato da Netanyahu. Dice che “vuole vedere”, che “non sa ancora se appoggiare l’operazione”. La più potente superpotenza della Terra ridotta a spettatrice distratta, capace solo di minacciare Hamas in caso di scudi umani, ma incapace di pretendere da Israele il rispetto del diritto internazionale. L’alleato storico è incontrollabile, e Washington abbozza.

Hamas dal canto suo lancia accuse e proclami, ma intanto il prezzo lo pagano i civili palestinesi intrappolati tra due fuochi. Le famiglie israeliane degli ostaggi protestano, disperate, contro un governo che li sacrifica. L’opposizione interna denuncia l’assenza di un obiettivo politico. Ma tutto questo non conta: la macchina di guerra va avanti, implacabile.

E mentre i palazzi crollano, le bombe spaccano i corpi e i bambini muoiono sotto le macerie, l’Occidente cosa fa? Balbetta. Condanna a metà. Invoca “moderazione”. Nulla di più. L’ONU, con una Commissione indipendente, parla apertamente di genocidio: crimini sistematici, atti previsti dalla Convenzione del 1948, responsabilità dirette del governo israeliano. Eppure i governi occidentali – gli stessi che altrove si ergono a paladini dei diritti umani – continuano a proteggere Israele, a giustificarlo, a rifornirlo.

A Gaza si consuma il punto più basso dell’ipocrisia occidentale.
Spettatori complici di una mattanza quotidiana. Predicatori di pace a Kiev, fornitori di armi a Tel Aviv. Un doppio standard che puzza di cinismo e di sangue.

Servirà a qualcosa questo scandalo morale? Qualcuno proverà vergogna? Qualcuno avrà il coraggio di fermare Netanyahu e i suoi generali? O resteremo come sempre a contare i cadaveri, a piangere lacrime di coccodrillo, a produrre rapporti che finiscono nei cassetti?

Anche se accadesse, i morti restano morti. I bambini sotterrati sotto le macerie non torneranno indietro. Le famiglie distrutte non si ricomporranno. L’orrore non si cancellerà più.

E allora la verità è brutale: Gaza non è solo la tomba di un popolo martoriato. Gaza è la tomba della coscienza dell’Occidente.

Foto di abdulla alyaqoob da Pixabay