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“…mi chiamano Mimì ” di e con Sarah Falanga – Omaggio a Mia Martini a 30 anni dalla sua scomparsa

trent’anni dalla scomparsa di Mia Martini, lo spettacolo “…mi chiamano Mimì” torna in scena per celebrarne la vita, l’arte e l’eredità. Un omaggio poetico e musicale, firmato da Sarah Falanga, che ha emozionato il pubblico in tutta Italia fin dal suo debutto nel 2015, in occasione del ventesimo anniversario della “rinascita” artistica e spirituale di Mimì.
“…mi chiamano Mimì” non è una semplice biografia teatrale. È una lettera d’amore, un racconto in musica e parole che esplora il femminile, la solitudine, la forza e la fragilità di una donna e di un’artista senza eguali. Mimì non viene narrata solo come interprete straordinaria, ma come simbolo universale della donna che lotta, ama e resiste.
La sua voce, la sua storia e il suo dolore diventano specchio e riscatto per tutte le donne che, come lei, hanno affrontato ingiustizie, incomprensioni, eppure non hanno mai smesso di cercare la libertà e l’amore.
L’originalità dello spettacolo risiede nello sguardo narrativo: è un uomo a ricordare Mimì, un uomo che l’ha forse amata troppo tardi o in modo sbagliato. Una voce maschile che riflette sull’amore perduto, sulla cecità dei sentimenti vissuti senza piena consapevolezza. Una riflessione sul maschile incapace di riconoscere e valorizzare il femminile, se non nel momento del distacco.
Il titolo riprende volutamente la celebre romanza pucciniana da La Bohème: proprio come la Mimì dell’opera, anche Mia Martini è stata incompresa, amata a metà, giudicata, eppure indimenticabile. La morte, in questo racconto, non è tragedia ma trascendenza, occasione per rileggere la sua arte come eterna.
Lo spettacolo si apre con la notizia della morte di Mimì e si svolge idealmente sulla spiaggia di Bagnara Calabra, sua città natale. Qui, un uomo si confronta con il vuoto lasciato da Mimì e con il proprio dolore, mentre una giovane cantante – simbolo del futuro e della memoria vivente – si lascia abitare dal ricordo della grande artista. Una narrazione che confonde sogno e realtà, vita e palcoscenico, follia e verità.
“…mi chiamano Mimì” è dedicato alle donne, a quelle che cercano la propria voce, la propria strada, la propria libertà. Ma è anche dedicato agli uomini: a quelli che ancora non hanno compreso il valore del femminile e a quelli che lo riconoscono e lo celebrano. È un invito a non dimenticare e a riconoscere ciò che spesso si perde nella frenesia della quotidianità: l’amore autentico, l’arte sincera, la forza delle emozioni. Questo evento rappresenta anche la grande emozione della condivisione cittadina. Infatti lo spettacolo è aperto gratuitamente al pubblico (Prenotazione obbligatoria al numero 333 765 0338) offerto da alcuni mecenati dell’arte. 

Quando ti è stato chiesto di creare “…mi chiamano Mimì”, qual è stata la prima immagine o emozione che hai provato?
Dieci anni fa ricorreva il ventesimo anno della ” rinascita” di Mimi’. A Paestum, nella nostra rassegna celebriamo  miti antichi e moderni. Quella era la volta di Mimi’! La prima emozione è stata ,come capita ancora talvolta, quella di non essere in grado di ” servire ” un personaggio così meravigliosamente complesso…È difficile descrivere ed interpretare tutti i colori di un mare in tempesta..Il mare fa paura quando  fa ‘ o mare!
La prima immagine è stata una spiaggia calma all’alba…poi le ho parlato, come se fosse stata Lei seduta accanto a me, ed entrambe sedute vicine su di uno scoglio a guardare fisso l’orizzonte. Le ho sussurrato: ” ora sei la libera libertà di un libero canto” e abbiamo cominciato a “chiacchierarci”! Nelle orecchie sentivo delicate e ripetute le note della romanza pucciniana…e ho continuato a scrivere.

Lo spettacolo nasce come omaggio a Mia Martini, ma racconta anche la sua influenza sulle donne. Quanto è stato importante per te trasmettere il lato umano e femminile di Mimì, oltre a quello artistico?
Studiare e raccontare Mimi’ è stato da prima un dovere, verso di lei e verso tutte noi. E’ stata una grande occasione per scoprirmi. Ho scoperto tante sfumature dell’anima, tanti elementi che fanno parte di ogni ” aspirante donna”. Ho scoperto il coraggio del sorriso  nel dolore, la forza, la tenacia ,il rigore, l’AMORE per la vita, nonostante le sue difficoltà. Mimi’ è  un’eroina moderna, una dea..Il suo canto risveglia il cuore e la mente.

Qual è, secondo te, l’aspetto meno conosciuto di Mia Martini che lo spettacolo riesce a far emergere?
La generosità, l’ironia…la  solitudine  colmata dall’immensita’ del suo genio. 

“…mi chiamano Mimì” è dedicato alle donne e a chi riconosce il loro valore. Che messaggio speri arrivi a chi assisterà allo spettacolo?
Spero di lasciar riflettere sul valore che ogni persona ha nel percorso della nostra esistenza.Riporto alcune righe del testo,che potrebbero rendere più di tante spiegazioni:
“Hai lasciato un mare vuoto … pieno di note e di rimpianti.. Son corso fin qua … qui per cercarti…nella speranza vana di ritrovarti … ma tu non ci sei più… nella mente una sola voce per tutto il percorso di vento fischiante, che mi ha accompagnato fin qui…”

Quanto la storia di Mia Martini, con le sue sofferenze e la sua libertà, ti ha influenzata come donna e artista?
Mimi’ mi colma, mi contagia, mi guida tutti i giorni. Da quando “ci conosciamo meglio”, mi chiedo spesso: ” cosa farebbe lei al posto mio?”. Sicuramente sorriderebbe ed avrebbe forza per superare ogni ostacolo. Dopotutto la sua arte ha superato  il tempo e la morte!

Quali sfide ritieni ancora aperte nel mondo dello spettacolo per le donne che cercano di affermare la propria libertà artistica e personale?
Credo che le sfide, nel mondo dello spettacolo, siano ardue per tutti. Sicuramente quella più dura è quella di affermare la qualità, l’eleganza, la competenza, la serietà. Sembra quasi, talvolta, che queste qualità diventino un peso!

Come immagini che il ricordo e la musica di Mimì continueranno a vivere nelle nuove generazioni?
Mimi’ continuerà a vivere fino a quando la racconteremo. Tra i miei incarichi di attrice, primario è quello dello scambio con le nuove generazioni, che mostrano grande intelligenza e sensibilità. Mimi’ fa parte della nostra storia, è un nostro patrimonio. Ho dedicato un premio a Mimi’ all’interno del “festival del giovane teatro classico” che da dodici anni si svolge a Paestum ai piedi del tempio di Hera (la divinità femminile per eccellenza). Molti elaborati teatrali studenteschi hanno avuto come tema la nostra Mia Martini. Raccontare con amore fa appassionare anche i più distratti e ribelli.Mimi’ include tutte le sfumature dell’essere. E’ difficile rimanerle indifferenti.
Io sento la missione della sua trasmissione. I ragazzi e le ragazze si riconoscono in lei ed imparano presto ad amarla. Magicamente attorno al suo nome ed alla sua musica si crea aggregazione e dolcissima armonia.