Cultura

Il Racconto dell’Ancella, un monologo di sorprendente attualità

Il racconto dell’ancella
Milano Teatro Franco Parenti
9 maggio 2023

Un nero sobrio, rigoroso, essenziale domina la scena; il rosso si insinua al centro del palco, pare quasi un simulacro femminile, un guscio svuotato, una figura prostrata. Pochi elementi caratterizzano la scenografia de Il racconto dell’ancella, diretto da Graziano Piazza, con le musiche di Riccardo Amorese e interpretato da Viola Graziosi.

Tratto dal romanzo di Margaret Atwood, pubblicato nel 1985, Il racconto dell’ancella descrive un futuro distopico e un regime totalitario, di ispirazione teocratica,la Repubblica di Gilead. Con un monologo intenso, incalzante, pressante la protagonista narra la sua vita di ieri e di oggi e, attraverso le sue vicende personali, conosciamo gli orrori di una società regolata da rigidi schemi e gerarchizzazioni inflessibili. Viola Graziosi domina la scena: rievoca avvenimenti in rapidissima successione, incastra tasselli, accosta tessere che, infine, comporranno l’orrido mosaico: si spoglia del suo abito per indossare quell’involucro scarlatto, posto al centro della scena, la veste che la trasforma da June in Difred, “l’ancella”. Gilead è dominata dai Comandanti: le loro mogli sono sterili, quindi, secondo il precetto veterotestamentario, gli uomini possono unirsi alle ancelle (le uniche donne rimaste fertili), fecondarle e perpetrare la specie. Il neonato sarà immediatamente sottratto alla madre naturale, scacciata e costretta a “ricollocarsi” e allevato dalla moglie come proprio. Un mondo femminile angusto, ristretto, limitato alla procreazione o all’accudimento; diritti fondamentali, quali il lavoro, la retribuzione, la cultura, conquistati a fatica e inesorabilmente persi. Donne di cui si vuole annullare la personalità, cancellandone il nome, condizionandone il pensiero, manipolandone l’espressione, controllandone l’intera esistenza. L’ancella si interroga sul processo che ha determinato la perdita della libertà, un processo lungo, preparato a dovere, subdolo ed evidente al contempo, ma al quale ci si è arrese come fosse inevitabile. 

Viola Graziosi è magnetica, la sua interpretazione avvolge e coinvolge intimamente il pubblico, la voce, la gestualità, la mimica paralizzano l’attenzione, turbano la mente, provocano riflessioni, inquietano.

Una distopia non così lontana dalla realtà, da ciò che è stato e che ancora potrebbe essere: la conquista dei diritti non è mai definitiva, ma è una lotta continua e quotidiana. Il disegno di legge che mira a sabotare il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza, la drastica diminuzione, il 70%, dei fondi destinati alla prevenzione della violenza sulle donne, la regressione culturale che mira a ripristinare la figura femminile nell’unico ruolo di moglie e madre sono questioni attuali, che stanno riconquistando vigore e rischiano di rimettere radici profonde.