Cultura

Il “Tasso” ansioso e il “Leopardi” ribelle

Un giocatore lo vedi dal coraggio
Dall’altruismo e dalla fantasia.

E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai
Di giocatori tristi che non hanno vinto mai
Ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro…

(F. De Gregori)

Entro a scuola tutte le mattine con spirito rinnovato, con allegria e predisposizione all’ascolto.  Rinasco ogni pomeriggio come l’araba fenice dalle sue ceneri mentre studio, mi informo e preparo lezioni e verifiche per preadolescenti ancora alla ricerca di se stessi.  Quante volte, anche io, mi sono “sentita” Nino nella mia vita scolastica e non, quante volte ho avuto paura di tirare un calcio di rigore e di fallire, apparire fragile, sbagliata e diversa dal “mondo dei forti” che mi circondava, quante volte il magone e gli occhi lucidi hanno forzato il mio viso in smorfie di dolore nascoste dai lunghi capelli, dal maglione, dalla sciarpa o dalla ricerca nello zaino di qualcosa che non c’era!

Quante volte il mio compagno di banco, ragazzino intelligente e divertente, affrontava le mie stesse paure con il ruggito di un leone e con la provocazione maleducata di parole e gesti poco consoni all’ambiente scolastico. Eppure oggi quando ritrovo a cena quegli adolescenti così diversi tra loro scopro quanto i nostri percorsi di vita post scolastica abbiano preso direzioni differenti e ci abbiano fatto raggiungere traguardi inaspettati.

E mentre chiacchiero con loro mi chiedo quali scarpe abbiamo appeso al chiodo, a cosa abbiamo rinunciato da un lato mentre inseguivamo i nostri sogni e facevamo scelte dettate dal cuore o dalla ragione alla ricerca del nostro unico modo di vivere!

Nino capì fin dal primo momento
L’allenatore sembrava contento…

Il ragazzo si farà
Anche se ha le spalle strette
Quest’altr’anno giocherà
Con la maglia numero 7

Entro a scuola tutte le mattine con spirito rinnovato, con allegria e predisposizione all’ascolto. 

Oggi sono io quell’allenatore e voglio sembrare contenta per gli studenti fragili e sensibili, per gli studenti agitati e sopra le righe, devo essere sostegno e accompagnatore per spalle ancora troppo strette, devo e voglio riservare a tutti una maglia numero 7 per la prossima stagione. I miei allenatori non hanno fallito lasciandomi coltivare la mia sensibilità per sfidare il mondo attorno a me con la forza della delicatezza, ma ho compreso solo con il tempo lo sforzo fatto da tutta la mia panchina composta da insegnanti e famiglia.

Mi domando tutte le mattine se sapessi riconoscere un giovane Leopardi, un Tasso, un Dante o un Ariosto tra gli studenti che mi circondano e mi chiedo come sarebbe stato il loro percorso scolastico nella scuola di oggi.

E’ un ruolo complesso, ma fondamentale quello del docente-allenatore soprattutto se non supportato da una panchina forte, alle prese con ragazzi che fanno fatica ad aprire il loro mondo, a comunicare debolezze e a dimostrare punti di forza.

L’insegnante per primo deve mettere in campo cuore ed empatia e camminare con i suoi studenti per forgiare esseri pensanti, ognuno perso nella sua unicità.

E allora mise il cuore dentro le scarpe
E corse più veloce del vento


Copertina di #eineBerlinerin