Cultura

La Dodicesima Notte, un inno alla libertà al Teatro della Pergola

Dal 7 al 12 novembre torna nel Saloncino ‘Paolo Poli’ del Teatro della Pergola La dodicesima notte di William Shakespeare diretta da Pier Paolo Pacini, con la traduzione di Orazio Costa e l’adattamento di Filippo Gentili. Una commedia sorprendente, amara, ma lieve, surreale, ma terrena, profondamente malinconica e irresistibilmente divertente. Un inno alla libertà ambientato in un regno immaginario pieno di musica e di colori.
Con Federica Lea Cavallaro, Federico Poggetti, Luca Pedron, Greta Bendinelli, Fabio Facchini, Federico Serafini, Manuel D’Amario, Maddalena Amorini, Giulia Weber, Davide Arena. I costumi sono di Elena Bianchini, le scene di Fran Bobadilla, il disegno luci è di Samuele Batistoni. La produzione è del Teatro della Toscana.
Due gli eventi collaterali: giovedì 9 novembre, ore 18, visita guidata gratuita al Laboratorio d’Arte del Teatro della Pergola che apre in esclusiva per i possessori del biglietto dello spettacolo; venerdì 10 novembre, in collaborazione con Unicoop Firenze, dopo la visione alle 21 (al costo speciale di 12 euro, biglietto da saldare la sera stessa a partire dalle ore 20 presso la cassa del Teatro previa prenotazione sul sito https://tinyurl.com/xiinotte), incontro esclusivo con la compagnia rivolto a ragazze e ragazzi under30.

Perché secondo lei, Pier Paolo Pacini, la Dodicesima Notte di W. Shakespeare può essere definito un testo contemporaneo?
Tra le commedie di Shakespeare, La dodicesima notte è in effetti quella per cui il concetto di contemporaneo può davvero essere usato a ragion veduta. Attuale è infatti il tema della distanza tra l’essere e l’apparire (il travestimento di Viola, la metamorfosi di Malvolio e anche il lutto non granitico di Olivia ci riportano alle identità ritoccate che la gente assume sui social), ma soprattutto attuale è la fluidità di genere che in questo testo scorre con naturalezza: Viola si traveste da maschio, come maschio fa innamorare Olivia – che ne è attratta fisicamente perché intravede la femmina – e come maschio viene accettato da Orsino come sposa, prima di mostrarsi a lui come femmina; per non parlare dell’attrazione decisamente erotica di Antonio per Sebastiano. Sono tutti temi con cui oggi ci confrontiamo.

Da cosa invece si discosta rispetto al nostro tempo?
Quello de La dodicesima notte è un mondo simile al nostro per contenuti ma con una significativa differenza: la fluidità, le identità aperte e non rigidamente definite che oggi iniziamo ad accettare – ancora con mille difficoltà e all’interno di un dibattito polarizzato e spesso cattivo – in questo testo sono un dato di fatto, celebrato con un’allegria e una spensieratezza assolute in un divertissement un po’ pazzo dove in fondo a contare davvero è “quel che volete”. Una lezione di civiltà e un invito alla normalizzazione che Shakespeare ci fa arrivare attraverso i secoli con la maestria del suo genio teatrale e del suo spirito libero.

Ha scelto la versione di Orazio Costa rispetto a tante altre. Può spiegarci i motivi?
Shakespeare scrisse questa commedia in prosimetro, un genere letterario piuttosto raro in cui prosa e versi vengono alternati in modo equilibrato. La versione di Costa, oltre ad essere una traduzione di grande qualità ed intelligenza teatrale, tiene conto di questa peculiare caratteristica e mantiene questa alternanza di uso di prosa e versi, senza appesantire lo scorrere della storia e caratterizzando in questo modo i personaggi nel loro stile espressivo.

Rimaniamo sempre nel linguaggio dell’opera teatrale. Con l’aiuto di Filippo Gentili come lo avete reso efficace e attuale?
L’intervento di Filippo Gentile si è concentrato sullo snellire la storia, senza stravolgerla, per aiutare a seguire l’intreccio, attualizzando il linguaggio laddove esso poteva risultare non immediatamente efficace per lo spettatore di oggi.

Dal punto di vista dei costumi qual è stata la vostra scelta?
Con la costumista Elena Bianchini fin dall’inizio abbiamo deciso che i costumi dovevano tenere conto dell’ambientazione quasi fiabesca della vicenda, che ricordiamo si svolge in un luogo di fantasia, l’Illiria. Per cui si è scelto di creare costumi che non fossero storicamente filologici ma nemmeno contemporanei, proprio per sottolineare l’atmosfera favolistica di questo regno inventato pieno di colori e di musica.

E la musica, che ruolo svolge?
Questa commedia si muove in un clima di festa (non per niente la prima rappresentazione avvenne probabilmente nell’ambito di una festa studentesca), e come detto è in fondo un inno alla libertà. L’utilizzo della musica, che diviene spesso la vera protagonista della storia, quasi come in un musical, serve a sottolineare questo aspetto.

Cosa significa per lei fare teatro oggi?
Credo che fare teatro oggi voglia dire ripensare il senso stesso del Teatro in una dimensione che, pur tenendo conto sia della tradizione e che della ricerca teatrale storica, si muova tenendo conto di tre fondamentali questioni, da affrontare non separatamente: il nuovo attore, la nuova drammaturgia (con particolare attenzione a quella italiana) e i giovani, intesi non come una generica aspirazione di modernità, ma nel senso di una vera relazione con loro, sia di stili che di temi.

Tutte le info sul sito www.teatrodellatoscana.it