di Giacchino Ferdinandi
C’è un territorio che può crescere non soltanto attraverso infrastrutture e investimenti, ma anche attraverso la capacità di mettere in rete conoscenze, competenze e identità. È la prospettiva che negli ultimi mesi sta prendendo forma nel Lazio meridionale, dove il rapporto tra università, istituzioni, imprese e comunità locali viene sempre più indicato come una delle chiavi per valorizzare le risorse già presenti e per costruire nuove opportunità. In questo percorso si inseriscono le iniziative dedicate alla rigenerazione dei territori e allo sviluppo delle aree rurali, insieme al progetto del Polo S.A.R.A., promosso con il coinvolgimento dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, della Regione Lazio e del Comune di Frosinone. Esperienze assolutamente diverse, ma accomunate da una stessa idea: il territorio non deve essere considerato soltanto come lo spazio nel quale realizzare interventi, ma soprattutto come una risorsa da conoscere, valorizzare e rendere protagonista. Ed è proprio qui che il ruolo dell’università può diventare strategico. Un ateneo radicato nel territorio non si configura soltanto come il luogo nel quale si formano i professionisti del domani. Può diventare un vero faro culturale e scientifico, capace di leggere le trasformazioni della società, studiare le caratteristiche del territorio e porre il proprio patrimonio di conoscenze a completa disposizione della comunità. Il modello presentato è quello della cosiddetta Quadruple Helix, che mette in relazione università, istituzioni, imprese e società civile: un modello, dunque, che va esattamente in questa direzione. La ricerca incontra le esigenze delle imprese, le amministrazioni possono utilizzare competenze e conoscenze per programmare meglio gli interventi, e le comunità diventano parte attiva dei processi di trasformazione. Per un’area come quella del Lazio Meridionale, questa impostazione assume un significato ancora più importante. La valorizzazione del patrimonio storico e culturale, dei borghi, delle aree rurali, delle produzioni locali e del paesaggio, può infatti diventare parte di una strategia più ampia, nella quale cultura e innovazione non rappresentano settori separati dall’economia, ma strumenti per generare sviluppo. La sfida è, soprattutto, quella di trattenere e attrarre competenze. Un territorio capace di offrire formazione, ricerca, cultura e occasioni professionali ha maggiori possibilità di contrastare lo spopolamento e di evitare che i giovani siano costretti a cercare altrove le opportunità che non trovano vicino casa. Per questo, il valore di iniziative come quelle sviluppate negli ultimi mesi, non sta soltanto nei singoli appuntamenti. Sta nella possibilità di costruire, nel tempo, una rete permanente tra chi produce conoscenza, chi amministra, chi investe e chi vive quotidianamente il territorio. Il Lazio Meridionale possiede già molte delle risorse necessarie per immaginare un nuovo modello di sviluppo: la vera sfida sarà riuscire a fare sistema. E in questo processo l’università può avere un ruolo decisivo: non una realtà separata dal territorio, ma uno dei suoi principali motori culturali, capace di trasformare conoscenza e identità in progettualità, innovazione e futuro.
