di Sylvie Freddi
Genova vibra, un battito elettronico che esce dalla consolle di Charlotte de Witte e si arrampica sui muri di Piazza Matteotti. La piazza è piena, invasa da giovani che ballano seguendo il rimo. Un rave nel cuore della città voluto, cercato, autorizzato dalla giovane e moderna sindaca Silvia Salis.
Non è solo musica ma anche un segnale. La città prova a raccontarsi in modo diverso, a cambiare tono, a togliersi di dosso quell’aria un po’ stanca che per anni si è portata dietro.
“Genova non deve più essere una città da cui si scappa, ma un luogo dove i giovani possano costruirsi un futuro e le famiglie vivere con dignità e sicurezza.” dice la sindaca.
Il consenso attorno a Salis cresce giorno per giorno. Si allarga, si infila nelle conversazioni, nei messaggi online. La gente la ascolta perché capisce cosa dice perché non cerca di impressionare, ma di arrivare. Le sue frasi sono pulite, dritte, comprensibili.
Ex atleta, abituata a misurare lo sforzo e a non mollare a metà, la Salis è una che, quando parte, vuole arrivare in fondo. E questa cosa si vede: nella gestione, nelle uscite pubbliche, nel modo in cui affronta i problemi senza alzare la voce ma senza mai fermarsi.
E allora arrivano i messaggi. C’è chi la vorrebbe alla guida del Partito Democratico, chi la immagina già a Roma, magari in un epico incontro/scontro con Giorgia Meloni.
In una intervista a Bloomberg ha da poco dichiarato: «Se mi chiedessero di candidarmi contro Giorgia Meloni? Sarebbe una bugia dire che non lo prenderei in considerazione, quest’attenzione nazionale mi lusinga».
All’intervista segue, nei corridoi della sinistra, un silenzioso tiepido fremito. Non è un fremito di gioia, piuttosto una cautela nervosa, l’aria sta cambiando e quando cambia non è mai detto che convenga a tutti. C’è chi inizia a fare conti, chi rilegge equilibri che sembravano stabili. Qualcuno, forse, sente già la sedia scricchiolare sotto il proprio peso. Perché i volti nuovi piacciono finché restano lontani. Quando si avvicinano troppo, diventano un problema.
Poi, arriva la sera e la Salis frena con una precisazione che rimette le cose al loro posto, almeno per ora: «Sono stata eletta dai genovesi per occuparmi della città almeno per cinque anni e non ho nessuna intenzione di venire meno al mio mandato».
Ma certi nomi, quando iniziano a girare, non si fermano facilmente. E quello di Silvia Salis gira già abbastanza veloce da non poter essere ignorato.
