di Michele Petrocelli
Saltate le trattative in Pakistan, si apre l’ennesima nuova fase o, più probabilmente, più fasi, che saranno determinate dalle farneticazioni del “disturbato mentale” – cit. Vincenzo De Luca – cowboy di Mar-a-Lago. Il tentativo di trattare e addivenire a una soluzione pacifica della questione nel Golfo Persico è saltato, più che per il mancato accordo su alcuni punti da parte dell’Iran, per il muro eretto sulle sciagurate istanze di Israele.
A ben vedere, tra i tanti elementi, come il tentativo di risarcimento richiesto dallo Stato islamico – tradotto nel dazio da due milioni di dollari per ogni petroliera che dovrebbe passare da Hormuz – di cui non si è nemmeno parlato, la questione sul se arrivare a un accordo di pace e su come farlo si basava su una richiesta specifica da parte degli sciiti: che Israele cessasse il fuoco sul Libano.
Da qui si è palesata, in tutta la sua interezza, la completa sottomissione degli USA al volere del criminale Netanyahu. Neanche a parlarne, dunque, e dopo due giorni tutti a casa con le pive nel sacco.
E adesso, allora? Si torna allo status quo, con una scadenza molto pericolosa: il 22 aprile prossimo, quando il ciuffo sbiancato dovrebbe scatenare l’inferno, per l’ennesima volta, sulla civiltà persiana. E le stelle stanno a guardare, le stelle dell’Europa che, come al solito, devono carburare non poco prima di prendere una decisione unitaria. Proprio questo è il problema. Non c’è un’altra voce che possa contrapporsi agli Stati Uniti e, soprattutto, agli israeliani, che ormai dettano l’agenda della guerra e tutti i suoi movimenti.
Troppo lenta l’Europa, troppo macchinose le procedure; soprattutto, in realtà, troppe le posizioni differenti, con punti di vista più o meno marcati. Le operazioni preventivate da Washington avrebbero dovuto terminare nel giro di una settimana. Siamo a oltre un mese dall’inizio delle operazioni unilaterali nel Golfo e, sinceramente, non se ne scorge la fine. Se continua così, si prospettano tempi duri per le economie occidentali, con scenari di scarsità energetica e non solo. In economia, si sa, il battito d’ali di una farfalla in Amazzonia potrebbe scatenare un uragano in Texas.
E ad alimentare un incendio già fuori controllo ci sono le indegne accuse del disturbato mentale a Papa Leone, che, in questa sede, non meritano neanche di essere citate. Al momento, solo la Gran Bretagna e la Spagna hanno dichiarato apertamente il rispettivo rifiuto alle operazioni di sostegno agli USA nel Golfo Persico. E se l’UE è lenta, l’Italia non pervenuta. Come al solito, restiamo in attesa dell’attesa…
