Società

Il Boss non si siede. L’America brucia, lui sale sul palco

di Pippo Gallelli

C’è qualcosa di raro e potente nell’immagine di un uomo di settantacinque anni che imbraccia una chitarra davanti a decine di migliaia di persone e dice, senza mezzi termini: non mi importa delle conseguenze. Quell’uomo si chiama Bruce Springsteen. E in questo momento — forse più di qualsiasi altro nella sua storia — la sua voce conta.

Il 31 marzo è partito da Minneapolis il Land of Hope and Dreams US Tour con la E Street Band. Ma definirlo semplicemente un tour sarebbe riduttivo, quasi offensivo. Questa volta è qualcos’altro. È una presa di posizione.

«La E Street Band è nata per i momenti difficili», ha dichiarato Springsteen, «per rendersi utile alla comunità». Parole che potrebbero sembrare retorica, se non venissero da chi le ha pronunciate da sempre — e soprattutto da chi, questa volta, è sceso in piazza prima ancora di aprire il tour.

«Per trovare un momento altrettanto critico devo tornare al 1968, quando avevo diciotto anni.»

Mezzo secolo dopo, è ancora lì. Non in poltrona. Su un palco. Ed è proprio questo il punto.

I momenti di crisi fanno paura. Ma generano chiarezza. Si capisce chi sei, cosa difendi, da che parte stai. E allora una canzone diventa un atto politico. Uno stadio diventa una piazza. Un accordo di chitarra diventa un manifesto.

Springsteen non è solo. È l’ultimo anello di una catena lunghissima: Dylan e i diritti civili, Woodstock e il Vietnam, il punk e la rabbia degli anni Settanta. In Italia, De André, Gaber, Guccini — che hanno trasformato una canzone in una coscienza collettiva, una generazione alla volta.

La musica fa una cosa che i discorsi politici spesso non riescono a fare: entra dentro. Bypassa la diffidenza, arriva direttamente al petto. Dà un nome a quello che senti ma non riesci a dire. Non spiega. Non argomenta. Risuona.

Springsteen potrebbe starsene a casa. Ha i soldi, ha la gloria, ha la storia. Non lo fa. Perché sa — e lo sa da cinquant’anni — che la musica non salva il mondo. Ma ci ricorda, con ostinazione e con grazia, che vale la pena salvarlo.

Testo tratto dal mio spazio settimanale nel programma Toni&Motivi in onda ogni lunedì su https://www.whiteradio.it/