Mondo

Antisemitismo e libertà di espressione: una confusione pericolosa


di Sylvie Freddi

Articolo 21 della nostra Costituzione: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.”

Il 27 gennaio, giorno della memoria è stato scelto per approvare il testo base per il disegno di legge sull’antisemitismo utilizzando la proposta del senatore leghista Massimiliano Romeo.

Il testo adotta la definizione di antisemitismo dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto che in alcuni passaggi considera come “antisemita” anche le critiche allo Stato di Israele.

Qui sta il problema.

Perché condannare le critiche allo stato di Israele, crea una pericolosa sovrapposizione tra l’odio verso una comunità religiosa o etnica e il giudizio politico sull’operato di un governo, due piani che in una democrazia devono restare distinti.

Criticare un governo non è odiare un popolo. Le denunce delle operazioni militari a Gaza, dell’occupazione della Cisgiordania o delle politiche di colonizzazione sono giudizi politici e giuridici su azioni di uno stato.

Confondere l’antisemitismo con il dissenso verso uno Stato è una forzatura grave e pericolosa. Non rafforza la lotta all’antisemitismo, ma la indebolisce, la svuota di significato e credibilità.

Una legge giusta colpisce l’odio, non il dissenso.

Difende le persone, non i governi.

Protegge i diritti, non li riduce.

Difendere le minoranze e difendere la libertà di espressione non sono scelte alternative. Sono la stessa battaglia.

Oggi difendere la libertà di parola significa difendere la democrazia.