di Giacchino Ferdinandi
Nella 76ª Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, i dati INAIL mostrano un aumento dei decessi rispetto al 2025. Un bilancio che richiama l’attenzione sulla sicurezza e sulla necessità di tutelare chi lavora, ogni giorno. Uscire di casa per andare al lavoro e non farvi più ritorno: una realtà drammatica che continua a segnare troppe famiglie italiane e che, ancora una volta, impone una riflessione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Perché dietro le statistiche e i numeri che si susseguono di anno in anno ci sono persone, affetti e vite spezzate. La 76ª Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, celebrata domenica 11 ottobre, è stata sicuramente un’occasione per ricordare chi ha perso la vita lavorando, ma anche per riportare al centro dell’attenzione un problema che non può essere affrontato soltanto in occasione delle ricorrenze. A ricordarne l’urgenza sono i dati diffusi dall’INAIL il 9 ottobre: nei primi otto mesi del 2026, le denunce di infortunio mortale avvenuto in occasione di lavoro, esclusi gli studenti, sono state 498, contro le 488 dello stesso periodo del 2025. Dieci casi in più, pari a un aumento del 2%. A questi si aggiungono 191 denunce di decesso in itinere, ovvero durante il tragitto tra casa e lavoro, rispetto alle 186 dell’anno precedente. Si tratta di dati ancora provvisori, che potranno subire variazioni a seguito delle verifiche dell’Istituto, ma che restituiscono comunque un quadro abbastanza preoccupante. Numeri che ricordano quanto la sicurezza sul lavoro resti una questione aperta e quanto sia importante continuare a investire nella prevenzione. Tra i settori maggiormente interessati figurano le costruzioni, dove le denunce di infortunio mortale sono passate da 78 a 83, e il trasporto e magazzinaggio, con un aumento da 65 a 68 casi. Parliamo, dunque, di ambienti lavorativi nei quali l’alta esposizione a rischi richiede particolare attenzione, dalla formazione del personale all’utilizzo dei dispositivi di protezione, fino ai controlli e alla corretta organizzazione delle attività. La sicurezza, del resto, non può dipendere soltanto dall’attenzione del singolo lavoratore: servono condizioni adeguate, strumenti efficaci e una vera cultura della prevenzione che coinvolga imprese, istituzioni e lavoratori. Un impegno che deve tradursi in azioni concrete, prima che un rischio si trasformi in una tragedia. A sottolinearlo è stato anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che nel messaggio diffuso in occasione della Giornata ha richiamato il valore costituzionale della tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro: il Capo dello Stato ha ricordato l’importanza di intervenire sui pericoli prima che provochino incidenti, attraverso una formazione adeguata e misure di protezione realmente efficaci. Un monito rivolto a tutte le realtà coinvolte nel mondo del lavoro, affinché la prevenzione diventi un impegno costante e non si limiti al rispetto formale, e troppo spesso superficiale, delle disposizioni. La celebrazione nazionale di quest’anno si è svolta a Longarone, luogo profondamente segnato dalla tragedia del Vajont del 1963. Una scelta dal forte valore simbolico, che richiama la necessità di mettere sempre al primo posto la vita e la dignità delle persone. Il significato di giornate come queste va, però, ben oltre le commemorazioni. Ogni incidente mortale lascia un vuoto profondissimo nelle famiglie e nelle comunità, mentre chi sopravvive a un grave infortunio può trovarsi ad affrontare conseguenze che cambiano profondamente la propria vita. Ricordare le vittime significa anche fare tutto il possibile per evitare che altre famiglie debbano vivere lo stesso dolore. La sfida è, allora, fare in modo che questa consapevolezza accompagni ogni giornata lavorativa, ben oltre le ricorrenze e le dichiarazioni di principio. Perché nessuno dovrebbe mettere a rischio la propria vita per svolgere il proprio lavoro, e tornare a casa, alla fine della giornata, dovrebbe essere normalità.
