di Pippo Gallelli
C’è un Sud che vive sospeso tra realtà e invenzione, tra memoria e mito. È il Sud di Strane storie né vere né false (Phasar Edizioni), con cui Franco Maiolino torna alla narrativa offrendo una seconda, convincente prova letteraria dopo Peperoncino rosso sangue. Una raccolta che cattura fin dalle prime pagine e accompagna il lettore a Diamante, paese “bello e dannato”, trasformato in spazio narrativo dove la verità storica e l’immaginazione letteraria si inseguono senza mai sovrapporsi del tutto, senza tradire la verosimiglianza. Maiolino – medico stimato, ex amministratore, artista vicino alla poetica del décollage di Mimmo Rotella – trasferisce nella scrittura la stessa cura del dettaglio che caratterizza la sua ricerca visiva. Le sue storie sono costruite per stratificazioni: piccoli frammenti di vita, brandelli di memoria collettiva, episodi minimi che, accostati, producono senso. I personaggi sembrano uscire da un album di ricordi condivisi, ma non restano figure evanescenti: vivono di una vita propria, intensa e vibrante, fatta di passioni trattenute, segreti inconfessabili, colpe che pesano e improvvise possibilità di redenzione. Temporalmente lo sguardo dello scrittore è rivolto al secolo scorso, e la provincia che Maiolino racconta non è un semplice luogo geografico, ma un vero e proprio luogo dell’anima. Apparentemente immobile, rassicurante nei suoi rituali quotidiani, è in realtà attraversata da correnti sotterranee di inquietudine. Sono i dettagli minimi a costruire l’atmosfera, a restituire il senso di un tempo che sembra scorrere sempre uguale e che, proprio per questo, finisce per diventare opprimente. In questo sguardo attento e mai giudicante si avverte con forza l’ascendenza di Georges Simenon. Come nei romanzi del ciclo di Maigret, la provincia è un mondo chiuso, dove tutti sanno tutto di tutti e il giudizio sociale è costante, silenzioso, soffocante. Un ambiente che può trasformarsi in una gabbia, soprattutto per chi sogna una vita diversa o per chi porta dentro di sé un segreto. È una provincia più vera della città: più lenta, più umana, ma anche più crudele. E come Maigret, Maiolino osserva questo mondo con empatia, consapevole della miseria e della grandezza delle persone comuni. Accanto a Simenon, però, si avverte anche la lezione di Andrea Camilleri: nei ritmi narrativi, nella musicalità della lingua, nella capacità di sorprendere il lettore e di tenerlo sospeso tra sorriso, inquietudine e meraviglia. Maiolino padroneggia il racconto breve con sicurezza, alternando registri e atmosfere, e costruendo finali che spesso illuminano retrospettivamente l’intera storia. Ne emerge un Sud narrativo che non è mai cartolina né folklore. È un Sud vivo, pulsante, attraversato da un secolo di storie che si intrecciano e si rispecchiano. Diamante diventa così un microcosmo universale, un luogo in cui la memoria si mescola al mito e la fantasia riesce a dare voce a ciò che la storia ufficiale ha lasciato in ombra. Uno sguardo partecipe, carico di nostalgia ma anche di disincanto, che non idealizza e non condanna, ma prova a comprendere. Strane storie né vere né false è un libro intenso, immaginifico, profondamente umano. Un libro che si legge con piacere e che resta nella memoria, perché parla piano, ma a lungo.
Il volume, pubblicato come detto da Phasar Edizioni, è disponibile non solo nelle librerie e nella edicole, ma anche nei principali store online di vendita di libri.

