Cultura

Pino Scaccia, l’inviato con l’anima: un premio per custodire il giornalismo sul campo

di Pippo Gallelli

Raccontare i fatti dal luogo in cui accadono, guardare le persone prima degli schieramenti, tenere insieme rigore professionale e umanità. È questa l’eredità lasciata da Pino Scaccia, storico inviato del Tg1 Rai, a cui è dedicato il Premio Pino Scaccia, istituito nel 2021, subito dopo la sua scomparsa.

Il riconoscimento nasce per onorare la figura del cronista, termine con cui Scaccia amava definirsi: chi parte, viaggia, rischia, “consuma le scarpe” per restituire al pubblico una testimonianza diretta, libera e responsabile. Una concezione del giornalismo oggi più che mai necessaria, in un tempo segnato da conflitti, crisi umanitarie e da un’informazione sempre più spesso mediata a distanza.

A istituire il premio sono stati coloro che con Scaccia avevano costruito negli anni un legame umano e professionale profondo: Andrea Giannasi, giornalista ed editore dei suoi libri; Piergiorgio Leaci, curatore del Premio Nabokov, di cui il Premio Pino Scaccia rappresenta la sezione dedicata al giornalismo; e Anna Raviglione ( nella foto in basso con Pino Scaccia), biografa del reporter e membro del comitato scientifico.

Proprio Anna Raviglione, insegnante di italiano e storia e autrice della biografia “Pino Scaccia. Un inviato con l’anima”, ha sottolineato in un’intervista a La Stampa il valore civile del premio: un ponte tra passato e futuro del giornalismo, pensato per valorizzare inchieste e reportage capaci di coniugare precisione, coraggio e attenzione alle persone. La collaborazione tra Raviglione e Scaccia è stata intensa e duratura: iniziata con una prefazione, è proseguita con due saggi scritti a quattro mani (“Dittatori – Hitler e Mussolini tra passioni e potere” e “Tutte le donne del Presidente”), fino alla biografia completata dopo la morte del giornalista.

Il Premio Pino Scaccia è legato al Premio Nabokov di Novoli (Lecce), dove Scaccia fu presidente di giuria dal 2016 e presentò nel 2014 il libro “Mafija – Dalla Russia con ferocia”. La sezione speciale dedicata ai reporter intende promuovere un’informazione libera e di qualità, nello spirito di chi ha raccontato guerre, disastri naturali, terrorismo, mafia e crisi internazionali mettendo spesso a rischio la propria vita.

Tra i premiati figurano Toni Capuozzo (2021), Giuliana Sgrena (2022), Raffaella Fanelli (2023), Giuseppe La Venia (2024) e Marco Clementi (2025). Nel marzo prossimo il riconoscimento sarà assegnato a Giammarco Sicuro, confermando l’attenzione verso il giornalismo sul campo e la cronaca vissuta in prima persona.

È online il sito www.premiopinoscaccia.it, punto di riferimento per conoscere il Premio Pino Scaccia, i suoi protagonisti e il progetto culturale che ne anima l’attività.

Come sottolinea il comitato scientifico, l’obiettivo è fare del premio non solo un riconoscimento, ma un vero laboratorio di giornalismo, capace di coinvolgere nuove generazioni, ampliare collaborazioni e consolidare una rete di professionisti che credano ancora nell’importanza di “essere lì dove i fatti accadono”.

Ricordare Pino Scaccia, oggi, significa non smarrire una bussola etica. Significa difendere un giornalismo che non segue le guerre, ma le persone. E che continua a raccontare il mondo senza voltarsi dall’altra parte.